ARRIVA IL CINEMASCOPE!

Luglio 1960
Nell’estate di quell’anno la mia vita cambiò radicalmente: la mia famiglia lasciava Manesseno per trasferirsi armi e bagagli a Genova. E io con loro. Abbandonavo la mia casa dove ero nato e cresciuto, le mie amicizie più vere, Claudio, Simonetta e Stelvia, i miei inseparabili compagni di scuola e di giochi Giorgio e Guido. La fidanzatina ufficiale, che tutti abbiamo avuto nei primi anni di scuola, Laura.

Lasciavo i miei luoghi preferiti di gioco, la Grande Cascina piena di posti ancora tutti da esplorare dove mi sentivo tanto Tom Sawyer, la Villa Fioccardi di Bocchettina dove mio nonno faceva il fattore e, oltre a farmi ubriacare per la prima volta, mi aveva fatto conoscere il bosco, la natura e gli animali. Lasciavo il mio gatto Tuin che, libero come il vento, “non si poteva portare in città in una casa di condominio”. Ma lasciavo soprattutto il Cinema Aurora dove, oltre ad aver visto tanti film indimenticabili e frequentato il suo pubblico variegato, avevo assistito tre anni prima a un cambiamento epocale: l’arrivo del cinemascope. Era una domenica mattina di maggio e il gestore del cinema, che di solito stava ben attento che qualcuno si imboscasse senza aver pagato il biglietto, invitava tutti, e soprattutto noi ragazzi, a prendere posto in sala. “Su, forza, entrate, non c’è da pagare, stiamo per farvi vedere una grandissima novità, una prima mondiale (per Manesseno)”.

Fui tra i primi a mettere piede all’interno. Al locale si accedeva attraverso il bar e, superata la cassa, si spostava una pesante tela di velluto bordeaux e si entrava dalle ultime file. Be’, qualcosa di diverso c’era. Non le avevo mai viste prima, ma il locale aveva ben tre porte laterali che, aperte, facevano spazio ai raggi del sole: la sala mi appariva ora in tutta la sua grandezza. Io per abitudine e scelta, con mia madre e con mio nonno, entravo al cinema che era tutto buio, vedevo poco perché c’era poca luce, quella che rifletteva lo schermo, ma soprattutto perché mia madre mi metteva sempre le mani sugli occhi per non farmi vedere le effusioni delle coppiette aggrovigliate nelle ultime file. E ancora, diversamente dalla sera, adesso in sala non c’era quella puzzolentissima coltre nebbiosa provocata dalla combustione ininterrotta di decine e decine di Africa e Nazionali, rigorosamente senza filtro.

Ma la vera novità stava nello schermo che un gruppo di operai stava portando via. Ma che scherzo era mai questo? Ci vogliono far vedere un film, gratis per giunta, e ci tolgono lo schermo? Il pubblico già rumoreggiava…, ma il gestore, che aveva l’atteggiamento di chi ti vuol far assaporare la novità un po’ per volta, schioccando le dita fa rientrare gli uomini con un nuovo grande schermo, doppio del primo, che viene montato in un batter d’occhi. Il vecchio schermo che permetteva una proiezione 1,33:1 (rapporto tra base e altezza) se ne andava in pensione per far spazio al nuovo dove la proiezione sarebbe stata più ampia e sviluppata in orizzontale. Dopo l’ardito 2,66:1 sperimentato negli Stati Uniti, si passò a quello standard ancora oggi in uso di 2,35:1.

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La locandina di Mezzogiorno… di fifa, 1956

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Il cinemascope fa il suo esordio negli Stati Uniti nel 1953 (con il film La Tunica) e a Roma la prima proiezione ha luogo a novembre al Cinema Capitol. Nel 1956 l’Italia è il primo Paese al mondo con più sale che hanno lo schermo per il cinemascope. E Manesseno non può essere da meno, anche se fa con tre anni di ritardo la prima mondiale. Per molto tempo, però, vista la quantità di vecchi film che passavano in paese, noi all’Aurora avremmo visto la proiezione ancora nel formato tradizionale, ma con ampi bordi oscurati ai lati.

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La fascetta della videocassetta di Mezzogiorno… di fifa

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Comunque quello fu davvero un grande giorno. Spente le luci, iniziò la proiezione e le prime spettacolari immagini a colori fecero salire dalla sala un unico grande coro di stupore: “Ooooohhhhh!”. Per me l’evento di quella mattina sarebbe diventato indimenticabile non solo per la novità della tecnica cinematografica, ma soprattutto per l’incontro con un personaggio, anzi due, come avrei scoperto di lì a breve, che mi avrebbero tenuto compagnia per tutta la vita. La pellicola si intitolava Mezzogiorno… di fifa. Sullo schermo si muoveva in modo dinoccolato un imbranatissimo ragazzotto (Jerry Lewis), vestito con un aderentissimo costume azzurro e con un cappello bianco allacciato sulle spalle. Il film era una palese parodia di Mezzogiorno di fuoco, ma il protagonista rendeva omaggio, anche se con toni grotteschi e originali, a Lone Ranger, protagonista dell’omonima daily strip statunitense. Creata nel 1938 da Fran Striker e Ed Kressy, sulla scia del successo di una serie di sceneggiati radiofonici intitolata anch’essa The Lone Ranger, e proseguita, dal 1939 alla sua conclusione nel 1971, da Charles Flanders, la saga del cowboy mascherato era comparsa anche in Italia, a partire dal 1939, su vari periodici delle case editrici Nerbini, Mondadori e Aurelia. Io lo scoprii allora.

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.Clayton Moore e Jay Silverheels: the Lone Ranger e Tonto nel serial TV del 1949/57

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Lone Ranger Giornale, Nerbini, 1949

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Luglio 2013
“Papà fa un caldo boia, io mi prendo qualcosa da bere”, “Sì, Matteo, ma fai in fretta perché ci stanno aspettando…” A Palazzo Reale Antonio e Caterina Crepax ci stanno attendendo per farci da guide alla mostra che, in collaborazione con il Comune di Milano, hanno organizzato per rendere omaggio all’opera del padre.

L’esposizione è molto gradevole e ricca di spunti che ti fanno correre indietro nel tempo con tanta nostalgia e un po’ di commozione. La location è ambiziosa, ma soprattutto la presentazione di Antonio e Caterina è così dotta e coinvolgente che il tempo passa velocemente, tanto da non far sentire neanche il caldo che pure i grossi muri del prestigioso edificio milanese non sono in grado di arginare. Quello che invece non mi abbandona è questo fastidiosissimo dolore alla gamba che mi impone tappe frequenti alla ricerca di un posto dove sedere, un calorifero, una sedia d’epoca, un baule. Basta che mi possa sedere e combattere il nervo malefico che non mi dà tregua. Ma non tutto il male vien per nuocere e quindi le soste forzate mi fanno apprezzare gli oggetti esposti, i grandi plastici di gioco – che mi riportano al mio primo incontro con Guido Crepax e Giovanni Gandini alla redazione di Linus – le tante copertine per dischi e riviste – che mi fanno ritrovare le campagne pubblicitarie per la Shell e la Dunlop, con la conturbante Dunlopella – e gli schizzi che Caterina ha preparato per me per la Sala del Novecento quando a Lucca credevo che si potesse fare un Museo… e davvero tantissimo altro che potrete vedere o rivedere nel catalogo Guido Crepax – Ritratto di un artista.

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La locandina della mostra Guido Crepax – Ritratto di un artista

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Matteo guarda tutto con attenzione e profondo interesse. Qualcosa ha già visto nella mia biblioteca e in archivio, altro per lui è una totale novità. Ci accomiatiamo da Antonio con la promessa di risentirci presto. Un succosissimo panino ci aspetta da Mama Burgher, anzi due, con Coca ghiacciata e muffin al cioccolato. Ma, soprattutto, c’è un’occasione che, come la mostra di Crepax, voglio assolutamente condividere con mio figlio: vedere The Lone Ranger, il nuovo film targato Disney. Entriamo nella Sala 7 del Cinema Odeon che è ancora illuminata per la pubblicità. Per quanto piccola è quasi il doppio della vecchia e unica sala del Cinema Aurora. Le immagini scorrono veloci. Più che un film di Lone Ranger sembra una parodia. Gli attori sono tutti bravi e Johnny Deep è straordinario nel ruolo di Tonto. Nelle scene finali cresce la spettacolarità e poi il colpo di genio che, per me, vale tutto il film. Dopo una sequenza interminabile di azioni mozzafiato, un attimo di silenzio. Il protagonista si guarda intorno ed emette un urlo liberatorio, il tormentatissimo “Hi-yo, Silver! Away!”. Tonto gli si avvicina e con fare deciso gli dice “Non lo fare MAI più!”. Fine.

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The Lone Ranger Sunday Pages, 11 settembre 1938, ristampa del Club Nostalgia

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Non so quanti, non conoscendo il personaggio, abbiano apprezzato la battuta, che funziona comunque data la bravura mimica di Deep degna del miglior Buster Keaton. Ma io mi affretto lo stesso a dare spiegazioni a Matteo che ride. Ma ride ancora di più quando gli racconto come 56 anni prima, in una domenica mattina di maggio, ho fatto la conoscenza di Jerry Lewis e, grazie a lui, anche di Lone Ranger. Ci sono tante cose di me, della mia vita delle mie passioni e dei miei interessi che lui non sa. Un po’ alla volta proverò a raccontarle. A lui e a voi, se avrete voglia di leggermi.

Potrebbe essere l’inizio di un bel viaggio da percorrere insieme. Ma da Settembre. Ora voglio solo augurare a me e a tutti voi Buone Vacanze!

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La locandina del film The Lone Ranger, 2013

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2 Commenti a “ARRIVA IL CINEMASCOPE!”

  • Caro Gianni, leggerti è sempre un piacere e il tuo “amarcord” è un tuffo nel passato che ha il sapore della nostalgia. Ti aspettiamo a settembre con la speranza che la tua promessa diventi impegno e il tuo blog continui a regalarci queste piccole ma imperdibili perle. Buone vacanze a te, Marilla, i tuoi figli e tutto lo staff editoriale.
    Luca

  • L'altro Giancarlo:

    Grazie, mi associo agli auguri … e mi raccomando… sei uno degli ultimi capaci di farci sognare…NON MOLLARE!!!!

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