Ciao, Sergio

Rapallo, Settembre 1976
Da qualche mese sono direttore editoriale della Cenisio. Con l’entusiastico supporto del mio editore Tino Arcaini, portiamo in edicola splendide edizioni di Tarzan, i rinnovati comic book di Superman e Batman e pubblichiamo i personaggi di Bonvi e Hugo Pratt.
Sono gli anni in cui chi ama il fumetto deve lavorare duro per diffonderlo e fargli riconoscere la giusta dignità. E sono gli anni in cui tra operatori di settore si condivide il sogno e ci si sostiene a vicenda. Al Castello di Rapallo si celebra l’impegno e la passione con l’ambito trofeo Il Cartoonist.

E quell’anno vivo anch’io quel momento di soddisfazione e gioia, affiancandomi a due mostri sacri del fumetto. Due amici, due professionisti indiscussi. Sono Gino D’Antonio e Sergio Bonelli, il mio secondo editore, con il quale in quei mesi scrivo la rubrica Foto di Famiglia per Tex e i Tarzanidi per Akim. Sì, avete letto bene, scrivo “con” perché Sergio è abituato a mettere ampiamente mano ai testi e quindi alla fine il risultato è un lavoro di squadra.
Quell’esperienza cambierà completamente i miei interessi di storico e giornalista, spostando l’attenzione dai personaggi agli autori, i veri protagonisti del fumetto.
Perché Sergio, circondato dai più straordinari artisti della Nona Arte – fin da bambino da Albertarelli, i Pedrocchi, i Cossio e Molino e in età matura da Uggeri, Battaglia e Toppi – mi ha insegnato il rispetto e l’amore per chi i fumetti li fa.
Da allora il connubio tra Sergio e me è diventato pressoché inscindibile. E il confronto su persone, fatti e avvenimenti del nostro settore resta unico. Tanto da sfociare in iniziative, pubblicazioni, ma soprattutto in una quotidiana, continua ed esclusiva osmosi di dati e informazioni che ormai in pochi riuscivamo a governare. E a capire.

Rapallo 1976: Gino D’Antonio, Sergio Bonelli, Gianni Bono.

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Milano, Settembre 2011
Gino ci ha lasciati da qualche anno e lunedì anche Sergio ha deciso di seguirlo. Ora sono qui davanti a lui, immobile, nel lussuoso appartamento allestito per l’occasione. Per la prima volta dopo tanti anni nessuno dei due parla. Dopo aver versato fiumi di parole su tutto ciò che sapevamo di fumetto, ora c’è il silenzio assoluto. Commosso e imbarazzato mi guardo intorno in quell’ambiente sfarzoso, dove tutto è perfettamente ordinato e al posto giusto. Non tutto. Sull’elegante poltrona di raso, c’è una pin di Zagor, lasciata, immagino, da un emozionato visitatore. E c’è l’aria condizionata. Sergio l’ha sempre odiata, e poco tempo fa aveva giurato in mia presenza che non sarebbe più sceso in ufficio dopo che in redazione erano stati installati “i tremendi macchinari”. E allora le lacrime lasciano spazio a un pallido sorriso. E anche sul volto di Sergio mi sembra di vedere una smorfia di sarcasmo “Hanno aspettato che mi distraessi un attimo e me l’hanno fatta…”

Esco. Una tristezza infinita mi pervade. Ora mi sento davvero solo.
Seduto alla mia scrivania, con lo sguardo perso nel nulla, scorgo sulle pagine del Corriere le parole di Beatrice “…sei stato l’amore della mia vita… mi mancherai tanto… tanto!”
Sento la mano di Marilla poggiarsi sulla mia spalla. Mi guarda, “Ti ha insegnato molto, sarà sempre con te…”
Ciao, Sergio. Ci vediamo domani, per un ultimo saluto. E, se vuoi, per l’ultima volta parliamo dei nostri fumetti.

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4 Commenti a “Ciao, Sergio”

  • simeone:

    condivido tutto cio che hai scritto. ciao sergio, da un tuo affezionato lettore da circa 45 anni.

    • Gianni Bono:

      Grazie. Tantissimi lettori sono ora orfani di un grande editore. Noi tutti piangiamo la mancanza di un grand’uomo e di un amico sincero.
      Gianni

  • Paolo:

    Un toccante ricordo, una splendida foto d’archivio e…. si, anche un sorriso in ricordo di Sergio.
    Domani, col pensiero e col cuore, sarò a Milano.

    • Gianni Bono:

      Eravamo tutti più giovani – e io con un po’ di taglie in meno… – e con tanta voglia di fare. Purtroppo ora ho perso due insostituibili compagni di viaggio.
      Gianni

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