NON SI VIVE DI SOLI FUMETTI

Quando, su invito di Sergio Bonelli, ho iniziato a stendere in modo sistematico le biografie degli autori italiani per Foto di Famiglia (la rubrica pubblicata su Tex a partire dal 1974), si è subito sfatato un mito: gli autori che producevano fumetti, per sbarcare il lunario facevano anche altro. Dapprima non mi sono posto seriamente il problema e ho annotato, accanto a quelle legate al mondo dei comics, le collaborazioni più svariate, senza preoccuparmi più di tanto che tale elenco fosse completo. Tanto da non approfondire le ricerche, né cercare di procurarmi i pezzi giustificativi.
Solo di recente (che i fumetti li ho censiti quasi tutti, o almeno così mi illudo!), mi sono messo alla ricerca di tutto ciò che i vari autori avevano prodotto nella loro carriera professionale. E a volte le sorprese non sono davvero mancate.

Per soggettisti e sceneggiatori, che lavorano con le parole, la collaborazione più scontata è quella di produrre narrativa. Ecco quindi che in piena Repubblica Sociale (1944) il prolifico Federico Pedrocchi, ancora in forze alla Mondadori, collabora con l’editore Giuseppe Caregaro delle Edizioni Alpe alla collana Cuori e Spade, scrivendo tra gli altri i romanzi “La spada dei Varon” e “Lame nell’ombra”. Per motivi contrattuali si firma Antonio Carozzi – lo stesso pseudonimo usato per le storie di Cucciolo – e anche il fratello Luciano diventa Luciano Carozzi per siglare “La figlia dell’imperatrice” o “La terra proibita” per la collana Avventura. A questa collana darà il suo contributo anche Leonello Martini, futuro direttore dell’Alpe, con “Tempesta al castello”.

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“Lame nell’ombra” di Antonio Carozzi, collana Cuori e Spade, Edizioni Alpe, 1944

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Per restare ancora in ambito Mondadori, qualche anno più tardi un altro sceneggiatore di punta cerca lavoro presso editori di narrativa. Così Guido Martina scrive “S.O.S. Punto Zero!” per Carlo Signorelli, che pubblica il volume nel 1950 inserendolo nella collana Ragazzi d’Oggi, diretta da Gian Carlo Testoni. Il romanzo è illustrato da Nino Arfelli, già cimentatosi col fumetto per Rodero, Vispa Teresa e Jeff Dakota.
Per Ragazzi d’Oggi, Collana Amena di Letteratura per Ragazzi, oltre allo stesso Testoni scrivono anche Giorgio Scerbanenco e Arrigo Polillo.

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“S.O.S. Punto Zero!” di Guido Martina, collana Ragazzi d’Oggi, Carlo Signorelli, 1950

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Per i disegnatori in cerca di fortuna (e sostentamento), è giocoforza mettere a disposizione la loro abilità con matita, china e colore per illustrare soprattutto opere didattiche e di narrativa per ragazzi. Ma anche per cimentarsi in campo pubblicitario e promozionale.

Non ci dobbiamo quindi sorprendere se troviamo la stessa firma che Mario Uggeri appone sulle tavole di Rocky Ryder pubblicate su Il Monello, anche sulla copertina e le illustrazioni del romanzo “Il Capitan Fracassa” di Teofilo Gautier, pubblicato a Milano dalla Aristea Editrice nei primi anni Cinquanta. O se riconosciamo il suo inconfondibile segno sull’opuscolo Astronave Lana, realizzato nel 1957 per il consorzio IWS.

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Copertina di Mario Uggeri per “Il Capitan Fracassa”, Aristea Editrice, anni Cinquanta

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Illustrazione di Mario Uggeri per “Il Capitan Fracassa”, Aristea Editrice, anni Cinquanta

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Mario Uggeri, Astronave Lana, fascicolo promozionale, 1957

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Ma l’instancabile Mario il fumetto ce l’ha nel sangue e non perde occasione per mettersi alla prova. A stimolarlo è lo stesso Alfredo Pigna, indimenticato conduttore della Domenica Sportiva che, durante la sua pur breve direzione della Tribuna Illustrata, gli affida le copertine del settimanale appena acquistato dalla famiglia Crespi. E tra queste, oltre alla ben nota n. 40 “Processo ai fumetti dell’orrore”, c’è anche quella meno conosciuta del n. 12, sempre del 1966. Nell’illustrare il matrimonio forzato dei futuri reali di Svezia, il nostro pittore utilizza i balloon per focalizzare l’attenzione sull’imbarazzante situazione. Balloon che ricompaiono anche nel servizio interno dedicato alla notizia.

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Copertina di Mario Uggeri per Tribuna Illustrata n. 12, 20 marzo 1966

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Ma se gli autori cercano lavoro oltre le tavole a quadretti, i personaggi che fanno? Be’, anche loro non si perdono d’animo e “fuggono”… Come capita a Fortunello che, uscito dalle pagine del Corriere dei Piccoli, insieme ad altre creature di fantasia come Pinocchio, scappa dalle pagine dei fumetti e diventa protagonista del volume “Storie Incredibili” di Daria Banfi Malaguzzi, pubblicato da Paravia nel 1947.

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“Storie Incredibili” di Daria Banfi Malaguzzi, collana I Bei Libri, Paravia, 1947

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Chi invece dal fumetto non fugge, anzi accetta con spirito (di rassegnazione?) di farne parte sono i primi cittadini di Lucca, il Sindaco Mauro Favilla e il Presidente della Provincia Stefano Baccelli, fumettati da Enrico Nencini e Alessandro Lazzarini per “Le avventure de… ir Sindaco … e der Baccelli!”, pubblicato nell’ottobre 2010 da Edizioni LoSchermo.it

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“Le avventure de… ir Sindaco … e der Baccelli!”, Edizioni LoSchermo.it, 2010

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11 Commenti a “NON SI VIVE DI SOLI FUMETTI”

  • aumaldo:

    Per ciò che concerne gli autori da te citati, mi viene in mente il volume “Le Avventure di Pecos Bill” (Fabbri 1957) di Guido Martina; si tratta di un Pecos Bill in una versione analoga a quella che gli stessi Fabbri Editori ci offrono in alcune brevi storie a fumetti apparse, più o meno nello stesso periodo, nei primi numeri di Selezione dello Scolaro.
    Di Uggeri, invece, ricordo le illustrazioni che accompagnano l’intera saga di Tommy River (testi di Mino Milani), inizialmente pubblicata a puntate sul Corriere dei Piccoli e sucessivamente riproposta in volumi prima da Del Duca e poi da Mursia.
    Non è fra gli autori da te sopra citati, ma, da qualche parte, dovrei avere dei volumi dell’Editore Boschi, pubblicati negli anni ’50/’60, che presentano illustrazioni di Francesco Gamba (di certo “Ventimila Leghe sotto i Mari”, ma anche altri).

    • Gianni Bono:

      Volevo solo dare un assaggio di commistione. Conosco bene ciò che scrivi. Sono anni che raccolgo opere di autori del fumetto, realizzate per altri settori. Specialmente volumi, e in particolare quelli pubblicati da Carroccio e Boschi (e Genio, che sono spettacolari!), editori di cui ho più materiale. E tutto ciò sarà oggetto di classificazione nella prossima Guida, di cui al più presto darò aggiornamenti confortanti. Per storie di Pecos Bill apparse su Selezione dello Scolaro hai informazioni più precise. E anche in generale sulla testata? Informazione che vadano a complertare la relativa scheda pubblicata a pagina 1708 della Guida? Gianni

    • aumaldo:

      Relativamente a Selezione dello Scolaro (poi Selezione dei Ragazzi), sul n°67 del Fumetto Anafi è stata pubblicata una mia cronologia (preceduta da un articolo scritto a due mani insieme a Tamagnini). Penso che tu sia in possesso della suddetta rivista. Comunque, per ogni eventualità, ti confermo che ho disponibile (per foto e/o info varie) l’intera collana (in totale 137 albetti, l’ultimo dei quali è il n°6 del 15 dicembre 1963, 8^ serie). Il Pecos Bill a fumetti di cui sopra compare nei primi 8 numeri (dal n°1 del novembre 1956 al n°8 del giugno 1957), per un totale di 32 tavole; non è presente, peraltro, alcuna indicazione relativa agli autori (nè dei testi, nè dei disegni). Ad ogni buon fine vado, comunque, a recuperare la collana nel mio “altrove”.

    • Gianni Bono:

      Sì ho tutti i numeri del Fumetto e anche il 67. Riesci a mandarmi una scansione di una pagina di Pecos Bill? Così forse scopriamo il nome del disegnatore. Gianni

    • aumaldo:

      Più tardi ti mando una scansione del Pecos Bill. Ho il sospetto (ma solo quello…) che possa trattarsi di Cattaneo, lo stesso autore dei disegni del volume di Martina. Pochi giorni fa ho avanzato timidamente questa ipotesi anche nel blog di Luca Boschi.

    • Gianni Bono:

      Attendo con curiosità. Gianni

    • aumaldo:

      Immagini inviate. Eventualmente, fammi sapere se ti occorre altro.

    • Gianni Bono:

      Ricevute. Nei prossimi giorni ci coordiniamo e, se sei d’accordo, le mettiamo in rete con il nome dell’autore. Gianni

    • aumaldo:

      D’accordissimo su qualsiasi iniziativa.

  • francyduck:

    Mi sentirei di dire che un disegnatore di fumetti, anche se svolge altre attività, resta nel campo artistico (grafica, pittura, pubblicità). Tra gli sceneggiatori, mi sembra ce ne sia anche uno che lavora all’agenzia delle dogane o qualcosa del genere…
    Anzi sarebbe interessante sapere, in Italia, oggi, quante persone possono permettersi di vivere facendo solo gli sceneggiatori di fumetti.
    A proposito, perché nei fumetti degli anni Trenta e dintorni, spesso il disegnatore veniva presentato come “pittore”?

    • Gianni Bono:

      Fare lo sceneggiatore di fumetti, in passato, non ti permetteva di far quadrare il bilancio famigliare. Quindi, giocoforza, occorreva farlo come secondo lavoro. Anche chi produceva in quantità industriale come Andrea Lavezzolo, si teneva ben stretto il suo lavoro “assicurato”. Oggi le cose sono decisamente cambiate. Anche perché di sceneggiatori bravi ce ne sono davvero pochi e quelli “sufficienti” difficilente trovano lavoro. Quindi esiste già una selezione naturale. I disegnatori di fumetti negli Anni Trenta e Quaranta venivano chiamasti pittori, perché a tutti gli effetti erano dei pittori che “dipingevano” i fumetti in bianco e nero. Scherzi a parte, fare fumetti non era considerato un mestiere e quindi si affidava il testo letterario a pittori che sapessero visualizzarlo. Ma costoro per fare i fumetti non avevano un nome specifico, restavano sempre dei pittori. Solo in tempi più recenti qualcuno ha coniato l’orribile neologismo “fumettari” o “fumettisti” (quest’ultimo termine usato però per i calligrafi, cioè chi fa il lettering). Gianni

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