IL PEZZO MANCANTE

La domanda che mi viene fatta con più frequenza è quella relativa all’origine della mia (smisurata) collezione. I più pensano che l’abbia in parte ereditata da mio padre. Altri addirittura suppongono che il vero collezionista fosse lui. Opinione motivata dal fatto che per anni mio padre ha frequentato le mostre mercato con una voluminosa mancolista. In realtà lo faceva per me, come tante altre cose nella sua vita. C’è stato un periodo – a metà anni Ottanta – in cui ho un po’ abbandonato i convegni fumettistici e così mio padre e mia madre facevano spesso coincidere l’occasione di una gita fuoriporta con la visita a una mostra mercato. E quindi, chi li vedeva stesi sui banchi a cercare i numerosi pezzi mancanti alla mia collezione, poteva trovare conferma alla seconda ipotesi. Invece, mi spiace deludere i più e gli altri, ma devo dire che, come lascito fumettistico, ho avuto da mio padre solo un albo di Baldo dell’Editrice Moderna e un Supplemento Juventus con Dick Fulmine. Null’altro.

“Il tempio d’oro con Fulmine”, Supplemento Juventus, 28 Agosto 1939


“Baldo prigioniero dei pirati”, Albi della Risata n. 1, Casa Editrice Moderna, 1936


I veri colpevoli della mia mania collezionistica sono stati i fratelli di mia madre, che divoravano ogni giorno quantità invidiabili di giornalini, che fossero strisce, soprattutto di Sciuscià, de Il Piccolo Sceriffo e di Forza John, o libretti come Intrepido e Il Monello. Quindi il virus mi è stato trasmesso dai miei zii più grandi, Lino, Carlo e Mario, con i quali avevo un rapporto effettivo da nipote, e da Emilio, detto Milin, che invece era quasi mio coetaneo, e che, nonostante si volesse prendere la responsabilità da zio, restava per me una sorta di fratello maggiore. Il fratello con cui imparare ad andare in bicicletta nei caruggi che costeggiavano via Canevari, giocare a indiani e cow-boy nel letto secco del torrente Bisagno, o con cui sfuggire, complici, la suadente cugina Emmy sempre pronta a coinvolgerci con le sue bambole…

Milin, io ed Emmy, Genova, 1951

Ogni Giugno, in coincidenza con la fine dell’anno scolastico, gli zii mi facevano dono di una scatola di legno (che in origine era servita per contenere lucidi da scarpe), piena zeppa di fumetti. Era il mio regalo per essere stato promosso. Giunto alla fine della terza elementare, e sapendo far di conto, pensavo che la mia collezione fosse pari al contenuto di tre scatole. Niente di più falso! Ma non era la matematica che non funzionava. Era mia madre che aveva compiuto un vero e proprio fumetticidio! Il contenuto delle scatole della prima e della seconda elementare era stato utilizzato per accendere la stufa di casa nostra! E parte di quello della terza era già andato in regalo a un mio amico (più grande di un anno) in cambio dei suoi quaderni di quarta. “Così il bambino (io) li guarda e affronta meglio il prossimo anno scolastico” ha sicuramente pensato la mente pratica di mia madre.

Conseguenze: sono diventato bravissimo in matematica e – per reazione – uno dei più grandi raccoglitori di fumetti!

Nel corso della mia vita ho conservato tanti giornaletti, molti li ho perduti giocandoli a Settebello o vendendoli per necessità, molti mi sono stati – ahimé –  rubati. Ma con molta pazienza e perseveranza, nel tempo buona parte delle mie collezioni si sono di nuovo completate. E intanto crescevo, diventavo uomo, marito e padre. Lasciavo Genova, abbandonando famigliari e i parenti che  aumentavano di numero. Oggi, me ne rendo conto, non so neanche quanti cugini ho. E di molti, me ne dispiaccio, non conosco neppure il nome.

L’unico zio con cui però non ho mai perso i contatti – grazie alla sua grande costante presenza, ricca di entusiasmo, umanità e tanta, troppa, disponibilità – è Milin, il fratello che non ho mai avuto. E lui, caparbio nel perseverare nel suo ruolo di zio, non potendolo fare con me, l’ha fatto con tutti gli altri numerosi nipoti e soprattutto con mio figlio Matteo.

Milin e io, il giorno della sua Prima Comunione, Genova 1953


Oggi Milin se n’è andato per sempre, portato via da una malattia incurabile. Al suo funerale volti conosciuti e altri no. E mentre il prete, facendo il suo mestiere, officiava la funzione, un pensiero fisso albergava nella mia mente. Nonostante i buoni propositi, Milin ci aveva lasciati, e nessuno a breve si sarebbe ricordato di lui. Quando una bambina minuta, con grandi occhi e grandi occhiali, si è alzata, è salita sull’altare e ha iniziato a ricordare mio zio con toni ricchi di profonda umanità, commossa ma composta, ferma ma coinvolgente. Sembrava di sentir parlare lui. E mi ha fatto cambiare idea. Al momento non sapevo chi fosse. Poi ho scoperto, presentata dalla madre, che è una dei miei (purtroppo sconosciuti) cuginetti.

Milin vivrà in lei, non solo nel ricordo, ma nel comportamento e nei rapporti con gli altri per tutti i giorni della sua vita. Brava Susanna. Io, come giustamente ti ha detto la tua mamma, sono il cugino di tuo padre. Ma da oggi, sappi che sono (come avrei dovuto in realtà già esserlo da subito) anche e soprattutto il tuo. Con tanto affetto ti abbraccio forte forte perché ho capito, ascoltandoti, che per te come per me, Milin sarà per sempre il pezzo mancante alla collezione della nostra vita.

Io e Milin, il giorno della mia Prima Comunione. Con noi, Zia Rina (con il fratello Carlo) e Zio Ivo, i nonni di Susanna, Manesseno 1956


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12 Commenti a “IL PEZZO MANCANTE”

  • Caro Gianni, mi hai fatto commuovere. In coda al tuo ricordo vorrei ricordare sommessamente mia nonna, instancabile lettrice di “Diabolik” (e di decine di altre cose) che mi ha trasmesso un pezzetto di questa passione.

    Alla prossima,
    Annunziato.

    • Gianni Bono:

      Invece mia nonna, essendo certamente più vecchia della tua, pur essendo nata con il Fumetto (1896, una premonizione….) i giornalini non li aveva mai letti, nè sapeva cosa fossero….prima di incontrare il sottoscritto. E, ovviamente, anche dopo ha continuato a non farlo. Infatti, vedendomi immerso giorno e notte nei giornaletti, se ne è tenuta ben alla larga e mi trasferito (tra le tante cose positive) l’abitudine a sopportare gli altri.
      Gianni

  • Salvatore Granato:

    Ho sempre pensato che ogni collezione ha una storia da raccontare che solo il collezionista conosce e riesce a vedere. Un storia che è data dal come e quando i diversi pezzi sono stati acquisiti e come la collezione ha preso man mano consistenza. Da ragazzo, ad esempio, sono riuscito a collezionare oltre duecento monete diverse e, nel tempo, passandole in rassegna, per ciascuna di esse ricordavo ( e ricordo tuttora) come e quando ne fossi giunto in possesso: attraverso un dono di un amico, lo scambio o l’acquisto al mercatino delle pulci e così via.
    Dal tuo ricordo Gianni, mi rendo conto che tale storia si compone di un ulteriore tassello, molto più profondo ed importante, che mi è sempre sfuggito: la persona e l’evento che hanno fatto scaturire la passione per la collezione.
    Ciao.

  • fabio:

    Ciao Gianni,il ricordo dello zio Emilio e’ molto toccante.Ognuno di noi ha fatto un percorso con lui in modi e tempi diversi,ma quello che ci ha lasciato e’ grande per tutti.
    Ti ringrazio di aver incluso una foto con i miei genitori.Saluti da me,Stefania e Nicolo’

    • Gianni Bono:

      Ho aspettato un po’ a rispondervi, perché ogni risposta mi sembrava banale e scontata.
      Oggi a distanza di mesi, non riesco ancora a capacitarmi della sua assenza. Lui che era onnipresente e fin troppo disponibile. Per tutti, fuorché per se stesso. Un abbraccio. Gianni

  • susanna:

    carissimo Gianni ti ringrazio per le tue parole commoventi. tutti noi ci ricorderemo di Emilio come una persona generosa, magnanima, buona e soprattutto speciale. rimarrà vivo dentro di noi.
    saluti cari da me, matteo, carlo e simona

    • Gianni Bono:

      Ciao Susanna, Milin sarà sempre dentro di noi. E di questo ne sono certo. Ma non ti preoccupare se ogni tanto ti sembrerà di non sentirlo. Di sicuro è andato a dare una mano a un amico che sta con lui nell’altra metà del cielo. Gianni

  • Ciao Gianni.
    In effetti ci ho riflettuto più volte: mi piace pensare che l’amore verso il fumetto possa sempre rivelarsi così autentico e forte come nel tuo caso. E’ quasi seducente pensare ad intere collezioni che passano di mano e sopravvivono per generazioni.

    Purtroppo, a quanto ne so, molte altre volte non è così.

    • Gianni Bono:

      Non è proprio quello che pensano i miei famigliari & co, ma io tengo duro, sperando che dopo di me, un cerino non metta la parola fine a mio modo di sogni. Gianni

  • joe:

    Ciao.. Gianni, mi sono veramente commosso, vedere queste foto.. mi ha riportato indietro nei ricordi di un bambino degli anni 50 dove tutto era in bianco e nero…il ricordo di tanti momenti belli che ho di tutti i miei zii di mio padre e di alcuni gugini che purtroppo prematuramente non ci sono più… mi è tornata in mente mia nonna era lei, che mi dava sempre le 20 lire per poter correre in edicola a comprare la striscetta di blek… comunque penso che le persone a cui abbiamo voluto bene vivranno sempre dentro di noi……
    Ciao….

  • Gianni Bono:

    I nonni sono i veri genitori. Non c’è ombra di dubbio. Qualcuno, scusandosi, dice poerché hanno più tempo. Io dico, perché hanno finito di essrre genitori per forza e ora lo fanno per piacere. Gianni

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