DENTRO AL MISTERO – Seconda parte

LA PISTA TODARO/ROMAGNOLI

“Domani…” Figuriamoci se aspetto domani senza far nulla, mi sono detto tra me e me. E mentre faccio partire Marco con le scansioni, mi metto in contatto con Angelo Todaro e Romano  Felmang, per sapere la loro opinione in merito.

“Non saprei” – mi dice Angelo – “a meno che non fosse uno che vedevo disegnare nello studio di Sillio Romagnoli e Dino Leonetti, che aveva uno stile simile a Crepax. Prova a chiedere a Sillio. Potrebbe dirti se era lui, ma non so come si chiama.”

Romagnoli, che da un po’ ha abbandonato il fumetto per dedicarsi alla pittura, mi risponde verso l’ora di pranzo. Si ricorda bene di Angelo e di Romano che erano gli assistenti suoi e di Dino; si ricorda anche di Franco Verola. Ma di questo misterioso disegnatore “alla Crepax”, proprio no.

Ritorno da Todaro per riferirgli della telefonata. “Mi spiace, non so come aiutarti. Ma… Romagnoli dice di non ricordare quel tizio che lavorava nel suo studio negli anni Sessanta? Eppure io l’ho visto. In quello studio piuttosto grande dove li ho conosciuti perché lavoravamo tutti per Pace. Comunque, se non lo sa nemmeno Felmang, temo che sia davvero difficile…”

IL CONTRIBUTO DI FELMANG

E Felmang, non solo non sa il nome, ma è certo che nello studio non ci fosse nessun altro, oltre a lui, ad Angelo e ai due titolari. Anzi no, un altro c’era, Aldo Campanozzi, ma niente “stile Crepax”. E più tardi è arrivato Giovanni Marchetti, che ha disegnato anche Sartana, ha fatto il calligrafo per i Fratelli Spada e, in tempi più recenti, è stato l’aiutante di Romagnoli e ha anche collaborato con Luciano Bernasconi. “Ecco, Bernasconi è un altro cui puoi chiedere informazioni”.

Invece Felmang si ricorda bene di Luciano Damiani. “L’ho incontrato (molti) anni fa a una festa. Ci siamo presentati e abbiamo rivissuto il periodo della Cofedit. Damiani era soprattutto un grafico. Ha lavorato per la Squibb e per Mario Ferri, a metà degli anni Ottanta, quando pubblicava Folly, il palloncino. Poi non l’ho più rivisto. Di Chiaperotti, oltre ad Alika, ricordo due o tre copertine che ha fatto per L’Uomo Mascherato (Super Albo e Avventure Americane). Ma scusa, non si diceva che Venus, l’ha disegnato Marco Rostagno?”
“Ora ti ci metti anche tu con questa storia di Rostagno? Ho già risposto a Gianni Milone che era sicuro di Rostagno. Ma, come ho già detto a lui, Rostagno con Venus non c’entra per niente!”
“Va bene, condivido. Sai, di cose se ne dicono tante. Per esempio qui a Roma si diceva che chi ha disegnato Venus fosse poi andato a Milano a fare l’assistente di Crepax. Puro gossip…”
“Da non credere, cosa si possa inventare la gente, pur di mettersi in mostra! Ne voglio proprio parlare con Antonio, il figlio di Guido Crepax”.

LA VOCE DI ANTONIO CREPAX

“No, escludo in modo più che categorico che mio padre abbia mai avuto un assistente! Neanche nell’ultimo periodo della sua vita, quando stava davvero male e, poverino, faticava parecchio a fare il suo lavoro. Ma sempre da solo. Nessun aiuto”.
“Non avevo dubbi, ma ho voluto lo stesso sentire il tuo parere. Grazie”.
Intanto le scansioni di Dany Coler raggiungono le caselle postali di Arrasich e Felmang…

IL PARERE DI ARRASICH

“Ho visto le immagini. Le tavole di Dany Coler che mi hai mandato (nn. 8/11, ndr) sono sicuramente di Damiani. E anche la pubblicità, che l’ha disegnata sotto i miei occhi. Poi sono andato sul tuo blog e ho visto le copertine di Venus; per me la 7 e la 11 sono di Damiani più che di Chiaperotti. Comunque mandami le prime pagine dei primi tre numeri di Dany Coler. Voglio capire perché ero convinto che Damiani avesse disegnato i primi numeri e invece tu dici che sono di Casabianca…”
Non sarei così sicuro come Furio per l’attribuzione delle copertine. In realtà, confrontando le tavole di Venus con quelle di Alika e di Dany Coler ci sono delle effettive somiglianze. Ma sembra che sul mensile di Vittorio Schiavi sia subentrata anche una terza persona.
“Ma c’era qualcun altro nello studio con Chiaperotti e Damiani?”
“Sì, c’era Cutini, ma lui era solo grafico, non faceva fumetti. Nel 1969, gli ho affidato l’impaginazione del mio libro 1870-1970 L’Italia dal barbiere, Un secolo di almanacchi profumati, pubblicato da Carlo Bestetti”.
Confido a Furio che ho provato a cercare Damiani, ma con esito negativo.
“Non ti preoccupare. Faccio io un po’ di telefonate e vedo di trovarlo!”
Lo spero davvero.

CONSIDERAZIONI

Però è alquanto strano che Chiaperotti lasci Alika al settimo numero (Gennaio 1966) per poi sparire dalla scena editoriale insieme a Damiani. E che il mese dopo l’editore romano Vittorio Schiavi metta in vendita il primo numero di Venus – anche lei un’epigona di Barbarella – con un contenuto grafico e artistico che ricorda le due testate della Cofedit!
È come se avessero lasciato l’avvocato Pace – che era molto attento ai costi di produzione – per passare con un altro editore più generoso.
Chiaperotti, purtroppo, non è più tra noi da parecchi anni, e non ci può rispondere. Speriamo lo faccia Luciano Damiani. Lo stiamo cercando per chiedergli se è lui il misterioso disegnatore di Venus. Se così fosse, avremmo svelato uno dei più tormentati misteri del fumetto “nero” degli anni Sessanta!
Restate in contatto. L’indagine continua…

Tavole interne di Dany Coler

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14 Commenti a “DENTRO AL MISTERO – Seconda parte”

  • Salvatore Granato:

    Complimenti Gianni
    per il tuo blog. Davvero non immaginavo di quanto fosse così vasto il mondo del fumetto italiano, soprattutto per il numero delle persone che ad esso vi si dedicavano.
    Ricordo che da ragazzo (sono del ’53, nato e vissuto a Napoli) leggevo di tutto, anche se i miei preferiti erano Blek e Miki, però non avevo idea della dimesione del mondo del fumetto di allora. Davvero mi dispiace per le nuove generazioni di giovani che non hanno modo di poter gustare quei momenti che abbiamo provato nel comprare in edicola il nuovo numero della testata preferita (spesso andavo all’edicola della stazione centrale che di solito anticipava di un giorno l’uscita dei periodici), il piacere di leggere quei fumetti i cui disegni in bianco e nero stimolavano la nostra fantasia ed immaginazione.
    Colgo l’occasione per chiederti una informazione in merito ad un fumetto di cui ricordo di aver letto i primi numeri ma che poi non ho trovato più in edicola. Doveva intitolarsi Jim (o Jimmi) Jet, l’anno di pubblicazione doveva essere tra il 1962\1965, aveva un formato rettangolare con l’impaginazione sul bordo alto in modo che la lettura avveniva come se sfogliasse un block notes. Ricordo vagamente che era ambientato nel mondo moderno dell’aviazione americana, si trattava della storia del figlio di un pilota americano dato per disperso nel pacifico durante la seconda guerra mondiale, tra i protagonisti c’era anche un robot.
    Se dai miei vaghi ricordi ti è possibile darmi qualche notizia ti sarei molto grato.

    Grazie di tutto.

    Salvatore.

    • Gianni Bono:

      Già. Anche per me la tappa all’edicola della Stazione era imperdibile. A Genova Brignole ha scoperto per anni in anteprima tanti numeri uno, che il giorno dopo arrivavano – non tutti – nelle edicole della città. Tra i tanti ricordi, uno in particolare mi torna in mente quando (ormai veramente di rado) passo da quelle parti. Era la prima settimana di Marzo del 1969 e con Pratt, usciti dalla redazione di Kirk, in Salita Salvatore Viale, avevamo percorso via XX Settembre per dirigersi verso la stazione. Raggiunto il chiosco, l’edicolante mi riconosce e mi porge un nuovo tacabile per adulti. Hugo me lo strappa quasi di mano, con un’insolita aria puritana e mi dice (in veneziano) “No. Non è possibile. Come si fa a uscire con un titolo del genere? Questa gente non ha pudore!”. Era il n. 1 di Jacula. Una reazione che da lui proprio non mi aspettavo!
      Cinque anni prima, esattamente il 19 Maggio 1964, usciva in edicola il primo numero di quella strana pubblicazione – appunto una striscia allungata che si leggeva in verticale – con le avventure del giovane pilota Jimmy Jet disegnate da Lino Jeva. La serie durò solo otto numeri, l’ultimo uscito il 7 luglio. Ma, se la formula editoriale non trovò riscontro in edicola, il personaggio aveva fatto breccia in noi lettori. Al punto che l’editore ne fece continuare le storie all’interno del Monello – e per l’occasione trasformò la testata in Monello Jet – per altri sei anni. Le storie di Jimmy Jet trovarono infatti ospitalità sulle pagine del settimanale delle Casa editrice Universo dal n. 29 del 16 luglio 1964 al n. 44 del 29 ottobre 1970. Esiste anche un raro albetto promozionale di 72 pagine, allegato al n. 28, sempre del 1964, che introduce il personaggio ai lettori che si erano persi i numeri precedenti.
      Gianni

  • Certo, Gianni, ricorda pesantemente Crepax. Ma a me rimanda vagamente anche all’indimenticato (indimenticabile?) Giampaolo Chies… Buonissima “caccia”!

    • Gianni Bono:

      Questo misterioso disegnatore rischia di diventare il Frankenstein del fumetto!
      Gianni

  • Gianni è un’emozione leggere i tuoi racconti a puntate.
    Beh, questa caccia al ghost di Venus è appassionante, io ne so qualcosa avendo dovuto dare la caccia all’autore misterioso di alcune strisce di Tex degli anni ’50 (ed anche di alcune degli anni ’80 proprio del nostro Angelo Todaro).
    Ta bom, sento che arriverai alla soluzione.
    Un grande, ad ogni modo, questo “Frankenstein del fumetto”, che personalmente vedo lontano dallo stile di Guido Crepax. Ho osservato attentamente le cover che hai postato e devo dire che mi hanno colpito in modo particolare i “contrasti”, ben gestiti, tra la grafica e fumetto. Dirò una stupidaggine ma credo che il nostro Frankenstein dalle eccellenti chine non sia proprio un giovanissimo.
    Attendiamo trepidi la soluzione del mistero!
    ps. Romano Felmang lo incontrerò domenica mattina, sarà un piacere fare due chiacchiere sull’argomento.
    Francesco

    • Gianni Bono:

      E’ quello che penso anch’io. Esperienza grafica (da vendere) e pittorica. Damiani o Carcupino? Il mistero va risolto.
      Parlane con Romano e chissà che non mettiate qualche altro tassello a questo misterioso puzzle… Se potete date un’occhiata anche al n. 3 di Dany Coler: a proposito di misteri, ho seri dubbi che i disegni siano di Casabianca. Anche se così li ho accreditati e così sostiene Felmang.
      Gianni

  • Si, ne parlo con Romano, se domenica è in quel di “Palatino”.
    Damiani o Carcupino?
    Carcupino pittore intanto ha il “vizio” di rappresentare giovani donne mordidamente distese sul letto, e le cover di Venus ne vedono la metà con la protagonista nello stesso atteggiamento. Ma forse questo non vuol dire niente. Direi che F. Carcupino più di “tratto” che pittorico riconduce un pò allo stile del nostro Frankenstein : una sorta di essenzialità che ho trovato in alcuni disegni a tema musicale di F.C. (http://www.facebook.com/photo.php?fbid=125161114171349&set=a.125160690838058.14231.118662674821193)
    Non so, quel modo di “girare” al volo le chine per poi fermarsi a precisare è un modus operandi che mi fa riflettere…
    Ma forse pure questo non vuol dire niente…

    • Gianni Bono:

      Quello che dovrebbe far riflettere è come mai un disegnatore così talentuoso sia sparito dalla scena, dopo aver lavorato a ben 11 (se non 12) episodi mensili e aver disegnato oltre 1.300 tavole. Ecco perché la pista Carcupino potrebbe avere un senso. Un artista così eclettico può aver sperimentato nuovi grafismi, magari con l’aiuto di un valido assistente. Sembra più plausibile che Carcupino sia tornato a fare fumetti dopo vent’anni che pensare a una maturazione iperveloce di un disegnatore pur tecnicamente molto dotato. E qui le ipotesi sono più di una. Carcupino con l’aiuto di Daminani che, nel contempo, si è trasferito a Milano? Carcupino con un misterioso ghost? Niente Carcupino, ma Damiani con un giovane altrettando di talento? Carcupino da solo? Mentre ti rispondo sfoglio il n. 1 di Venus è l’ipotesi Carcupino si fa sempre più concreta nella mia testa…
      Gianni

  • francyduck:

    Non conosco questo personaggio, ma le ricerche storiche sugli autori dei fumetti sono sempre interessanti, come ho già detto intervenendo sul post relativo al mitico ZARCONE. Però mi dico anche: chi, attirato da questa discussione, volesse leggere le storie di VENUS per scoprire cos’avesse di interessantre questo disegnatore misterioso, dovrebbe acquistare gli albi originali sul mercato collezionistico a peso d’oro. Come mai esistono personaggi e serie riproposte più volte, ed altre mai ristampate o raccolte in volume? Non si potrebbe, con VENUS, tentare un’operazione editoriale del genere?

    • Gianni Bono:

      Certo che si potrebbe fare. Il condizionale è d’obblico per vari motivi. Primo, facendo le cose con professionalità, bisogna capire di chi sono i diritti e acquistarli. Ed è questo uno dei motivi perché alcune serie non sono state mai ristampate (Costi troppo alti, impossibilità di mettere d’accordo i diversi detentori, impossibilità di arrivare alla giusta fonte…). Secondo, verificare quante persone sono davvero interessate a una ristampa di Venus. Potrebbero anche bastare 10 euro per poter leggere il numerro uno, anziché pagarne 100 per l’originale…Ma non è detto. La stampa digitale ci offre la possibilità di un costo/copia davvero interessanti. Ma l’investimento di partenza (diritti, acquisizione dell’originale, scansione, ritocco, impaginazione) è pur sempre alto se ammortizzato su poche copie. Comunque, se volete iniziare a prenotarvi, noi siamo qui.
      Gianni

  • … e così a fidarmi di internet, dal quale avevo appreso che la mostra mercato del “Palatino” questa domenica sarebbe stata ferma- e dunque niente chiacchierata con Romano e niente incurzione nei Noir/Gialli (3 di D. Coler ed altro) al banco di Guglielmo Piemontese- è stato un errore clamoroso. La mostra c’era!! e pure gli amici!
    Ho chiamato adesso Guglielmo, caro Gianni, e gli ho “ordinato” (con passione) una Venus cpl, nella quale lui dice esserci una firma, o più propriamente una sigla, del disegnatore titolare. Sabato, oltre a Venus, sono da Guglielmo per una “mattinata cofedit”.
    A sabato, Francesco

    • Gianni Bono:

      Aspetto con ansia. Io firme e sigle non ne ho viste. Come ho già detto, l’unico nome che compare è Vitali, cui è stasto attribuito il testo e la sceneggiatura del n. 9 “Carne Inquieta”. Comunque buona caccia.
      Gianni

    • Ho dovuto aspettare l’arrivo di qualche numero di Coler per formarmi un’idea…ma niente n°3, come suggerivi, caro Gianni. Se tutta la serie di Dany Coler è disegnata da Damiani, nei numeri che ho io (specie sul 9) si potrebbe subodorare un qualche intervento di Damiani alle chine di Venus. Però quello che non mi convince è il diverso uso dei retini nelle due pubblicazioni. E intanto la domanda è: i retini sono opera dell’inchiostatore? oppure di un intervento posticcio della redazione?
      Altra cosa che mi lascia dubbi è il taglio delle vignette nelle sceneggiature dei due personaggi: Damiani su Coler è quasi rigoroso, difficilmente inclina il lato del rettangolo. Il nostro Frankenstein invece su Venus ne fa un “concetto” grafico. Ma qui la controversia si può superare concedendo al matitista l’idea di tagliare le vignette a proprio piacimento e all’inchiostratore di eseguire il lavoro “sporco”
      Non so, ma mi viene da dire che il disegnatore di Venus ha più “graffio” (no, anche per me Rostagno è fuori dalla lista) e la pista Carcupino sarebbe da approfondire. Carcupino per me graffia. Damiani è più essenziale, cinematografico, sembra disegni quasi in negativo di pellicola.
      Altri due brevi appunti. 1) a pagina 116, e non solo, del n. 7 di Venus si ha effettivamente un “brivido Crepax” (faccia del ragazzo). 2) Il lettering mi sembra del disegnatore stesso (tu che dici?) e la cosa fa pensare a qualcuno che si sia occupato un pò di tutto: matite, chine e lettering.
      Vediamo se con l’arrivo di altro materiale arrivano anche conferme.
      un saluto, Francesco

    • Gianni Bono:

      Allora, approfitto del tuo commento, per dare qualche risposta. La pista Carcupino è da dimenticare. Il disegnatore di Venus era un giovane grafico, che faceva tutto da solo: matite, chine, retini e lettering. Non credo, a questo punto, che sia Damiani. Dobbiamo solo sperare che l’editore prima o poi se ne ricordi il nome…Gianni

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