DENTRO AL MISTERO – Parte prima

Di solito vi racconto di un fatto compiuto. Invece, questa volta voglio portarvi con me alla scoperta di un mistero. Sono anni che parlo con tutti, sia operatori del settore sia amici (che non ne possono più), dello sconosciuto disegnatore di Venus. Oggi, ho deciso di passare dalle parole ai fatti e mi sono messo a cercarlo davvero. Non so se riuscirò nell’impresa. Ma, anziché raccontare a mistero risolto, voglio condividere con voi le fasi della ricerca. E quindi svelarvi il mio modus operandi.
“Se farai davvero così” – mi diceva l’altro giorno mio figlio Matteo mentre prendeva appunti di una mia telefonata con Furio Arrasich – “forse qualcuno sarà spinto a imitarti”.
“Magari”, ribattevo io. Non sono geloso. Ben vengano altri nove curiosi, così anziché metterci dieci anni a risolvere dieci misteri ce la faremo in un anno solo. Be’, incominciamo…

PRIMO INDIZIO: LE PAGINE BIANCHE

Di Venus abbiamo il nome del direttore responsabile e dell’editore. Prima mossa: cercarli attraverso le Pagine Bianche. Lo so, sono passati quasi cinquant’anni dalla pubblicazione originale, ma alle volte gli indirizzi non cambiano. Controllando a pag. 2042 della Guida il direttore risulta essere Benito Secchiero. Lo trovo a Villasanta. Bene. Anche Paolo Telloli mi aveva detto che viveva a Monza. Telefono. Risponde una signora dicendo che i Secchiero sono morti da quindici anni.
“Ma lui faceva il giornalista?” chiedo.
“Sì”, è la risposta.
Gelo.

SECONDO INDIZIO: IL TRIBUNALE

Il giorno dopo vado in Tribunale e controllo la scheda di Venus per cercare i dati anagrafici dell’editore Vittorio Schiavi. E, con mia sorpresa, scopro che sulla Guida c’è un refuso: il cognome del direttore non è Secchiero ma Sicchiero. Ma su Pagine Bianche non c’è alcuna traccia di questo nominativo.

TERZO INDIZIO: L’ORDINE DEI GIORNALISTI

Ma se era un giornalista, basta chiedere all’Ordine della Lombardia. Chiamo, lascio un mio recapito e la mattina dopo Sicchiero mi richiama. Lo porto indietro di quasi mezzo secolo. E, alla fine, mi dice che sono io ad aver fornito informazioni a lui e non viceversa. In effetti, mi capita spesso di sapere più cose di quante ne sappiano i diretti interessati. E questo perché io – come tanti appassionati – do importanza a fatti e a eventi che, in molti casi, non hanno alcun valore per chi li ha vissuti. Anzi, a volte si tratta di ricordi che hanno persino rimosso, perché… meglio dimenticare. Com’è stato il caso del rapporto Sicchiero-Schiavi.
Nel 1966 Sicchiero si era reso disponibile per firmare i primi due o tre numeri di Venus. Nonostante sapesse che la pubblicazione era proseguita, senza il suo assenso, non era a conoscenza che fossero usciti ben 11 numeri. Si incontrava con l’editore in un appartamento di Milano per controllare il menabò. Ma del disegnatore neanche l’ombra. Non sapeva nemmeno che la sede della casa editrice fosse in un bar di Cinisello Balsamo. “Che tempi!” direbbe Gilberto Govi. Quindi, al di là dell’aspetto tragicomico della vicenda, ancora nessuna traccia del misterioso “lui”.

QUARTO INDIZIO: ANCORA LE PAGINE BIANCHE

Sempre in Tribunale ho trovato i dati di Sicchiero e di Schiavi. Ma la ricerca di quest’ultimo è stata ancora più infruttuosa. L’unico in elenco, a cui, purtroppo, ho telefonato, era un macellaio morto dieci anni fa. Non ho parole per aver importunato una vedova addolorata.
A dire il vero, sempre Paolo Telloli, che ha spaccato i “timpani” a mezzo mondo in questi anni per compilare i suoi profili dei protagonisti del fumetto italiano da pubblicare su Ink, ha trovato “l’ultimo indirizzo conosciuto” dell’editore, a Roma. Ma il pur caparbio Romano Felmang, prestatosi a un controllo in loco, si è scontrato con l’anonimato di un grande complesso residenziale privo di portineria. Non mi resta che andare a Roma, a controllare di persona per vedere se sono più fortunato di chi mi ha preceduto.

QUINTO INDIZIO: LA MIA COLLEZIONE

Stavo già programmando il viaggio, quando Marco, che sta iniziando ad acquisire in digitale le mie copertine della Cofedit, mi porta quelle di Dany Coler per un riscontro.
Sui primi numeri, nulla di nuovo. I testi sono di Furio Arrasich che si firma J. F. Arley, mentre i disegni sono di Annibale Casabianca – con le chine sue (nn. 3, 4 siglato Ancas e 7) o con ripasso di Vittorio Corte (n. 2, siglato Blackbird) – e di Angelo Todaro, che ovviamente si firma Paul Bennett (nn. 5, 6). Ma gli ultimi quattro numeri – di cui due anche in parte a colori – di chi sono? A differenza dei precedenti, le tavole appaiono acerbe, essenziali, ma d’impatto. Il nero è deciso e si staglia sul bianco con perizia pittorica. Più che l’opera di un disegnatore sembra la mano di un grafico, sebbene ancora in cerca di uno stile personale. Mi colpisce l’uso del retino. E quelle pagine mi ricordano tanto le tavole di Venus. Anche se le vignette schizzate in fretta, mi portano a un paragone – molto fugace, a dire il vero – con le opere iniziali di Guido Crepax. Però quell’autore, ammesso che fosse lo stesso che ha disegnato Venus, dovrebbe aver fatto un patto con il diavolo per essere maturato così rapidamente. Ma, come ci insegna la storia (del fumetto), non sarebbe il primo caso. Milazzo docet.

SESTO INDIZIO: I COLLEGHI E GLI AMICI

Non mi resta che chiamare Furio Arrasich. Con Furio ci sentiamo sempre a distanza di secoli, ma ogni volta che mi risponde al telefono sembra che ci siamo salutati ieri.
“Ciao Gianni, certo che mi ricordo del disegnatore di Dany Coler! Gli ho fatto fare i controtipi del personaggio prima di decidere se affidargli o meno la serie”. “Casabianca?”
“No, erano due giovani grafici, che avevano lo studio vicino a casa mia…”
“Grafici….”, penso con il sangue che sta andando sotto lo zero…
“Giorgio Chiaperotti e Luciano Damiani”.
“Chiaperotti, il “George Gich” di Alika?”
“Sì, proprio lui, anche se Dany Coler poi lo ha fatto Damiani, che io, sinceramente, preferivo. Ma se tu mi dici che è Casabianca potrei ricordarmi male… Quello che è certo è che Damiani ha disegnato Dany Coler. Mandami delle scansioni dei numeri, io purtroppo ne ho solo due e sono di Todaro”.
“Va bene, ci sentiamo domani”.
“Sì, a domani…”

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DANY COLER
avventure di spionaggio a fumetti

n. 1 00.02.1965 – n. 11 00.12.1965

Casa Editrice: Cofedit Distributore Nazionale Giornali Riviste – Via Cavour 133 Roma
Direttore responsabile: Luigi Cocheo
Aut Trib: Roma n. 10185 (08.02.65)

Stampatore: Nuova Lito –Via della Magliana 214 Roma (n. 1); Grafiche De Carolis – Via Monteverde, 7/B Roma (n. 2); La Litograf – Via Nicolò Tommaseo 1 – Roma (nn. 3/11)

Periodicità: Mensile
Foliazione: 128 pgg. + cop.
Formato: 11,8 x 16,8 (nn. 1/3) dq > 11,8 x 16,6 (nn. 4/11)
Colore: Bianco e nero (nn. 1/7); 4+1 (64 pgg.); 1+1 (64 pgg) (nn. 9/11)
Prezzo: 150 lire

Titoli

01 (00.02.65) – “Silenzio… o chiamo il boia!”
02 (00.03.65) – “Carta bianca per Coler”
03 (00.04.65) – “Il mistero delle radiostelle”
04 (00.05.65) – “Una notte a terranova”
05 (00.06.65) – “Una pallottola d’oro”
06 (00.07.65) – “Operazione uranio 235”
07 (00.08.65) – “Spia di lusso”
08 (00.09.65) – “L’isola fantasma”
09 (00.10.65) – “Controsabotaggio”
10 (00.11.65) – “Linea diretta”
11 (00.12.65) – “Missione: P2”

Tascabile per adulti, pubblicato a Roma dalla Co.F.Edit, una società di proprietà dell’avvocato Sergio Pace, imprenditore d’assalto – come lo definisce Furio Arrasich – che con vari marchi edita anche Alika, Demoniak, Fantax > Fantasm, L’implacabile ispettore Gordon Schott, Le Superspie nonché Cosmik, I Gialli Supervietati, I Giallli Vietati, Superspionaggio e Metropoli.

Nato sulla falsariga del successo di James Bond, Dany Coler è un agente segreto del controspionaggio statunitense, asso dei P2 (?!?). E se James Bond ha licenza di uccidere, un P2 può fare una strage… come recita la pubblicità.
Soggetto e sceneggiatura di Furio Arrasich (Frank J. Arley). Disegni di Annibale Casabianca e Vittorio Corte (Corcas> Blackbird) (nn. 1/2); Annibale Casabianca (nn. 3/4, 7); Angelo Todaro (Paul Bennett) (nn. 5/6), Luciano Damiani (nn. 8/11)
Copertine di Vittorio Corte (nn. 1, 3/6), Grazzini (n. 2) e Franco Picchionni (nn. 7/11).

In appendice ospita rubriche e quiz (Angelo Todaro), racconti, vignette umoristiche (Vittorio Corte), pubblicità di altri prodotti dell’editore (Franco Verola, Annibale Casabianca e Vittorio Corte) e foto di attrici del cinema, più o meno vestite.
Il n. 1 è privo di data. Il dorso è magenta per i nn. 1/4 e verde per i successivi.

Le copertine di Dany Coler

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