PAUL BENNETT, L’AMERICANO

Oggi, col senno di poi – e con l’esperienza acquisita sul campo – a guardar bene le pagine di Gordon Schott, penso che avrei potuto evitare di scrivere quella lettera alla redazione della Cofedit. Ma allora avevo quattordici anni e un’infinita curiosità da appagare.

Mi lasciavo alle spalle un altro anno scolastico, vissuto artisticamente grazie alla complicità del professor Sergio Francesco Bersi. E mi illudevo di saper disegnare. Era l’estate del 1964. I Fratelli Spada stavano per fare un grandissimo regalo a tutti gli appassionati del fumetto: l’edizione cronologica in grande formato di Gordon di Alex Raymond. A ragione Carlo Della Corte scriveva su Panorama: “Spunta il sole per gli amici di Gordon”.

Foto di classe anno scolastico 1963-64


Gordon n. 1 “Il razzo celeste del Dr. Zarro”, Fratelli Spada, 1 Agosto 1964


Ma non potevo certo immaginare che il sole per me sarebbe stato doppio. Come ogni anno, a metà Giugno me ne andai in villeggiatura a Garaventa con mia nonna Silvia. Lasciando Genova e i giri delle edicole alla ricerca di novità. In compenso mio padre aveva il compito di portarmi ogni fine settimana almeno tutto quello che pubblicavano Spada e Corno, nonché far fede a un nutrito elenco, senza dimenticarsi di Kolosso. Ma una settimana era lunga. Così ogni tanto prendevo la corriera e facevo un’incursione alle due edicole della vicina Torriglia. Fu qui che in un caldo giovedì di Luglio scoprii Fantax e il mese dopo Kriminal. Di entrambi il secondo numero. Una vera folgorazione! Ma com’erano diversi: il primo così naïf, il secondo così professionale! Fantax, con la sua improvvisazione redazionale ma con il tratto coinvolgente di Vittorio Corte, mi affascinò subito. E poi c’erano le foto di tante attricette, sempre assai poco vestite. E in quegli anni e a quell’età erano elementi più che convincenti per un acquisto d’impulso. Tanto da farmi decidere di collezionare tutti i fumetti che avrebbe pubblicato la Cofedit. Iniziando dall’Implacabile Ispettore Gordon Schott, che avrei trovato in edicola a fine Agosto, al rientro dalle vacanze. Per Schott la scelta fu d’obbligo, considerato che lo consigliava Fantax. E, grazie a quella lettura “visiva” (insieme a quella del testo originale di Simenon), non mi sono perso una sola puntata del Commissario Maigret interpretato da Gino Cervi, che sarebbe andato in onda sulla Rai dal 27 dicembre di quell’anno.

Ma più che le trame, mi affascinavano i disegni e mi incuriosiva quel Paul Bennett che firmava le pagine. E il suo stile che maturava e si affinava col passare dei numeri. Dovevo sapere chi fosse. Così, palesando ampiamente il mio apprezzamento per quell’autore, scrissi all’editore, sicuro che non mi avrebbe risposto. E invece dopo poche settimane mi arrivò una lettera nella quale si diceva che “… Paul Bennett è un famoso autore americano, venuto in Italia per disegnare Gordon Schott.” Ci credetti.
Qualche anno più tardi, quando scoprii la verità grazie alla complicità di Mangiarano, ci rimasi davvero male. Non so se la lettera me la scrisse Furio Arrasich, autore e redattore in forza alla Cofedit. Prima o poi glielo chiederò. La conservo ancora e appena la trovo la metto in rete.

Ritratto di Furio Arrasich realizzato da Luciana Neri


Già, a guardar bene le pagine avrei dovuto cogliere anche un’altra firma, “A. Tod”, che siglava le stesse tavole attribuite a Paul Bennett, ma soprattutto la firma quasi completa “A. Todaro” sulle vignette umoristiche e sulle pubblicità delle altre testate. Ma forse avrò pensato che si trattasse di un altro autore, americano pure lui.

In tutto questo tempo ho sempre seguito la carriera professionale di Todaro, apprezzando i suoi lavori, sia che si trattasse di interpretazioni di classici americani come Phantom, Mandrake o Rip Kirby, sia dei tascabili della Ediperiodici. Ma non ho mai avuto il piacere di conoscerlo personalmente, neanche quando negli anni Settanta e Ottanta ha disegnato mie sceneggiature di Oltretomba (scritte a quattro mani con Eddy Segantini) o di Terror Blu.

E così, all’inizio del 2011, dopo quarantacinque anni, l’ho incontrato in rete – potenza del mezzo! – navigando da un link all’altro. Incuriosito da un sito su Alberto Giolitti e stupito che qualcuno l’avesse realizzato con tanta passione. E quel qualcuno era proprio lui, Angelo Raffaele Todaro alias Paul Bennett.

Immagine dalla home page del sito su Alberto Giolitti


Immagine dalla home page del sito di Angelo Todaro


Nonostante la mia pigrizia, gli ho scritto subito e ho scoperto che siamo quasi coetanei e che diverse coincidenze ci legano. Come il fatto che abbiamo iniziato a occuparci di fumetto più o meno nello stesso periodo. Angelo cominciava infatti la professione nella prima metà degli anni Sessanta mentre frequentava il Liceo Artistico a Roma, prima scrivendo un titolo de I Gialli Proibiti e subito dopo disegnando fumetti sempre per l’avvocato Sergio Pace, proprietario di vari marchi editoriali. Nel frattempo io, a Genova, sognavo di fare il disegnatore dopo gli apprezzamenti del mio professore, che mi aveva scelto insieme con alcuni miei compagni, come modello per il suo Educazione Artistica – pubblicato da Zanichelli in tre volumi nel 1966 – e soprattutto per inserire nelle pagine anche alcune mie “opere”. Così come qualche anno dopo, mentre io entravo nel mondo del fandom e del giornalismo, Angelo diventava modello e assistente di Alberto Giolitti per Star Trek, serie realizzata per la statunitense Western Publishing, gettando le basi per una folgorante carriera.

S.F. Bersi, Educazione artistica, Zanichelli, 1966



Angelo Todaro posa per un episodio di Star Trek, allo Studio Giolitti


Star Trek n. 1, Fratelli Spada, Aprile 1972


Chiacchierando a ruota libera mi ha confidato che la scelta del nome Paul Bennett gli fu quasi imposta: “… anche se quel nome l’ho scelto io, ma non mi ricordo perché. Forse che in tal modo il lavoro potesse risultare più importante, nonostante fossi ancora alle prime armi. D’altro canto a quel tempo la Cofedit stampava anche gialli (scritti non disegnati), anche quelli di autori italiani che però usavano pseudonimi anglofoni…”

Da tempo Angelo ha fatto rientro in Puglia dove si occupa di servizi editoriali – curioso che da tempo lo faccia anch’io… – ma, soprattutto, pur non abbandonando il disegno, coltiva la sua passione di scrittore, pubblicando saggi storici.

Ci siamo promessi di parlare del passato e del futuro del fumetto. Certo che non passerà un altro mezzo secolo, ci diamo appuntamento su queste pagine.

Doppia pagina a firma Paul Bennet da Gordon Schott n. 3, “Attenti alla bionda”,
Ottobre 1964 (Forse un’autocitazione?)

Pubblicità di Fantax a firma A. Todaro da Gordon Schott n. 3,
“Attenti alla bionda”, Ottobre 1964

Vignetta umoristica a firma A. Todaro da Gordon Schott n. 3,
“Attenti alla bionda”, Ottobre 1964


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15 Commenti a “PAUL BENNETT, L’AMERICANO”

  • Paolo:

    Che bel post pieno di titoli e serie che furono!
    Ovviamente non so frenarmi e scatta automaticamente il desiderio-richiesta per la IF: riproponete Fantax (/Fantasm)! E pure Flash Gordon (che, tra l’altro, ho votato come “seconda scelta dopo Zagor” al questionario)!
    Eh eh: è un’invocazione che, mi sa, farò ad ogni post ^__^

    • Gianni Bono:

      A Gordon ci stiamo pensando.
      Gianni

    • Paolo:

      Splendido! Trovo sia un personaggio che gode ancora di un certo appeal; ovviamente, inutile dirlo, in Riedizione completa e cronologica 😉

    • Gianni Bono:

      Al momento pensiamo a un …”assaggio”. Per la cronologia, vediamo come risponderà il pubblico.
      Gianni

  • Angelo Todaro:

    Francamente non sapevo che la Cofedit ti avesse detto che quel tale che si firmava Paul Bennett fosse un americano e che, guarda un po’, era approdato in Italia proprio per disegnare Gordon Schott.
    D’altro canto, la loro risposta rispecchiava la convinzione del momento, cioè che gli Americani fossero i più bravi. Ma non era proprio così. Indubbiamente ci sono stati molti “mostri sacri” americani del fumetto, ed ad alcuni di essi mi ispirai all’inizio della mia professione: Alex Raymond, Milton Caniff, Frank Robbins, Dan e Sy Barry, ecc.) Ma tanti italiani, e pure spagnoli, disegnavano invece per editori americani ed inglesi, e questo avviene pure oggi. Forse che gli editori americani e inglesi pensino, invece, che i disegnatori italiani e spagnoli siano i più bravi?
    Certamente i disegnatori italiani offrivano a quegli editori una vasta possibilità di scelta con i loro stili di disegno ben differenti, poiché, essendo stati tutti autodidatti, avevano tutti un modo proprio di disegnare. E questo fu un grande vantaggio. Infatti, ricordo che proprio Giolitti mi disse che gli Inglesi amavano lo stile dei disegnatori spagnoli, ma poiché essi si somigliavano un po’ tutti nello stile, ne sceglievano solo alcuni; invece questo problema non l’avevano con gli Italiani perché disegnavano tutti con stili differenti. In definitiva questo voleva dire maggiori possibilità di lavoro per noi italiani.
    Mi fa piacere aver visto disegni miei su questo sito risalenti agli inizi della mia attivitò, e che non ricordavo neanche. E dire che di Gordon Schott avrò nella mia raccolta soltanto un paio di albi… Non ero un buon collezionista dei miei lavori.
    Ciao
    Angelo Todaro

  • gennaro:

    Se ripubblicherete il mitico flash gordon dei fratelli spada, colmereste un vuoto
    “incredibile” della mia collezione.
    Pensa che possedevo l’intera collezione, che acquistai negli anni sessanta,
    quando frequentavo le elementari a Villaggio Giovi (Limbiate-Milano).
    Mio padre ebbe la “malaugurata” idea di farla leggere ad un suo amico
    ammalato.
    Gesto nobile ma purtroppo per me, irreparabile.
    Causa ritorno a Potenza, per motivi lavorativi di mio padre, quei meravigliosi
    albi svanirono come neve al sole!
    Forza dunque, ristampateli, nel loro formato originale!

    • Gianni Bono:

      Purtroppo, non è mai opportuno prestare in lettura i fumetti agli amici e parenti. Ne sono qualcosa anch’io. Sto ancora aspettando di ritorno i prino 100 numeri di Tex da chi mi aveva promesso di rendermeli (dopo letti). Ora che tutti e due abbiamo i capelli bianchi, caro Claudio, pensi di aver ultimato la lettura? Credo che sia…Tempo!
      Gianni

  • Vi prego, non alimentate false speranze.
    Rivedere in edicola Flash Gordon grazie alle edizioni IF, sarebbe davvero un piccolo sogno che si avvera. E Mandrake? E Phantom? Quello originale, intendo, non quello della Egmont (pur interessante) riproposto senza fortuna mesi fa dall’Aurea.

    Comunque bellissimo post, Gianni. Pieno di ricchissimi ricordi. E pensare che proprio grazie alle edizioni IF mi sono goduto il volume (ahimè, unico) di Kolosso. Allora noto solo grazie ai racconti di mio padre.

    Speriamo in Flash Gordon, allora.

    • Gianni Bono:

      Non vogliamo illudere nessuno. A breve presenteremo il nostro programma, sperando di incontrare il favore dei nostri lettori. Ovviamente parliamo delle storie classiche. Per Kolosso, purtroppo, resterà un numero unico. Per me, come per tuo padre, un belissimo ricordo degli Anni Sessanta. Per la riproposta, meglio dimenticare. In fretta.
      Gianni

  • Ottimo articolo, caro Gianni, impreziosito ancor di più dal ricordo del grande Angelo Todaro.

    • Gianni Bono:

      E siamo solo all’inizio del viaggio…Ma possibile che nessuno mi trova la copertina di Superspie n. 3?
      Gianni

    • aumaldo:

      Cerchi il n°3 di Superspie oppure il n°3 di Criminal Club (come richiesto in altra discussione)? Ovvero ambedue? Nelle prossime settimane potrei trovare il tempo libero per effettuare qualche piccola ricerca, …e non si sa mai…
      Piuttosto, sempre restando nell’ambito dei neri minori, in questo momento ho per le mani i n°5 e 6 della collana Giallo-Nero (Castelli 1967), della quale la Guida censisce soltanto fino al n°3 (pag.902). Hai già reperito i numeri a suo tempo non censiti?

    • Gianni Bono:

      Cerco il n. 3 di Criminal Club e il n. 1 e 3 di Superspie. Per Giallo-Nero nn. 5 e 6 se puoi, fammi la scansione delle copertine e indicami le date.
      Servirebbero dei tif a 600 punti o dei pdf a massima risoluzione. Grazie
      Gianni

    • aumaldo:

      Più tardi ti invio le scansioni in jpg (non sono espertissimo in informatica), complete di dati utili. Se non ti andranno bene, proverò a farmi aiutare da un amico. Intanto approfitto per chiederti se ti erano pervenuti i miei due Files (1 Word e 1 Excel) relativi ai cartonati, che ti avevo inviato un paio di settimane fa.

    • Gianni Bono:

      Attendo. I files sono arrivati. Li sto confrontando con i miei. Grazie
      Gianni

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