RITAGLI, UNA MALATTIA

Sì, lo so. È una malattia. Io conservo tutto, ma proprio tutto. Non sono un collezionista. Sono un raccoglitore. Il virus me l’ha attaccato un amico, oltre quarant’anni fa. Era un pomeriggio d’estate e faceva un caldo boia. Ricordo di aver letto, la sera prima, un trafiletto sul Corriere Mercantile di un certo Franco Fossati che vendeva una fanzine di fantascienza… minore! Avrei voluto scrivergli, ma dato che Genova è un fazzoletto, avrei fatto prima ad andare a trovarlo. Bastò una telefonata – rigorosamente dal telefono di casa – e di lì a poco ero già in zona Foce.

Mi aprì una signora dall’aria rassegnata. Era sua madre. “Franco è di là. Vai… vai.”

Capii subito il motivo del suo sguardo sconsolato e perché non avesse voluto accompagnarmi: nella camera in cui mal si celava la stazza di Franco – e non per via della canottiera bianca della salute e del pantalone corto – non si vedeva un mobile, né il letto. Tutto era ricoperto da una marea di quotidiani – in parte ritagliati – e più che la stanza di un single sembrava la sede dell’Eco della Stampa.

Franco aveva quasi cinque anni più di me, che a quell’età fanno una bella differenza. Infatti, appassionato di fantascienza e di fumetti, già lavorava a Milano con il gruppo di Luigi Naviglio, era in contatto – almeno epistolare – con Alfredo Castelli e con la redazione di Linus, mentre io pensavo al fumetto… da fuori. Bancarelle dell’usato, edicole e… sogni. Sogni di fare il disegnatore. Ma questa è una storia che vi racconterò poi.

Di lì a poco avrei incontrato Nino Bernazzali e fondato il Club Gli Amici del Fumetto e con Franco saremmo diventati colleghi “giovani” a Sgt. Kirk. Ma anche questi saranno argomenti di post prossimi venturi.

Ora soffermiamoci sulla malattia. Che è già cosa grave di per sé. E vediamo come è incominciata…

A dire il vero, i primi sintomi non facevano pensare a quello che in realtà è avvenuto poi. All’inizio ero molto cauto e avveduto. Ritagliavo solo articoli e pubblicità rigorosamente sui e a fumetti, che incollavo su un album da computisteria con copertina arancione. A questi si aggiungevano quelli di Eddie Constantine, pure loro incollati su un altro quadernone; sempre con copertina arancione ma che, per differenziarlo, avevo annerito con pazienza certosina usando inchiostro di china.

Per qualche anno la malattia non diede segni di acuta progressività. Fu solo nel 1971 che prese una brutta china. E la colpa fu di Luciano Secchi. Io avevo da poco messo in cantiere la prima edizione de Le Tre Giornate del Fumetto e lui mi fece scoprire l’Eco della Stampa.

Fu l’inizio della fine: quella messe di articoli che raggiungeva la mia redazione quotidianamente – grazie a un abbonamento privilegiato – all’inizio appagava la mia sete di curiosità. Poi non bastò più. Preso dal virus mi misi a gareggiare con i ritagliatori che operavano a Milano, nella storica sede di via Compagnoni 28. E, purtroppo, vinsi io. Oggi, oltre a possedere più di un milione di albi e volumi a fumetti, sono anche “proprietario” di altrettanti pezzi misteriosi – ritagli, oggetti, cose non ben classificabili – che per un motivo o per l’altro – a me chiaro, ma ai miei compagni di sventura no – sono rapportabili al mondo delle nuvole parlanti. Ve li presenterò un po’ alla volta nelle prossime puntate. Non voglio attaccarvi il virus. Ma voglio vedere se dopo un po’ anche voi mi guarderete con la stessa espressione attonita di chi convive con me o se, finalmente, troverò dei compagni di viaggio. Ufo pure loro? Spero di no.

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1965 – UN RITAGLIO, ANZI UN INSERTO

In effetti, trattandosi di una sequenza di sedici pagine, spillate al centro di un rotocalco, non si può parlare di ritaglio, ma di una parte di un giornale. Esattamente un inserto. Per la serie Un documentario di Vie Nuove, contiene il servizio che Gianni Toti realizzò in occasione del primo Salone Internazionale dei Comics, tenutosi a Bordighera dal 21 febbraio al 2 marzo 1965. È un pezzo eccezionale perché è uno dei rari documenti testuali e iconografici di quella prima edizione. Già dalla copertina un’immagine, realizzata con il grandangolo, ritrae Lee Falk, il creatore di Mandrake e L’Uomo Mascherato, con il regista Alain Resnais, presidente del Club des Bandes Dessinèes, in visita alla mostra. Poi articoli sull’altro ospite, Al Capp, il creatore di Li’l Abner. E ancora foto dell’esposizione. Una panoramica dei principali protagonisti del fumetto dal 1896 al 1965. Interviste con altri ospiti d’eccezione come Alfred Andriola, il creatore di Kerry Drake e Jean-Claude Forest, il papà di Barbarella. Un’analisi del fumetto di guerra, approfondimenti su Burne Hogarth e Francis Lacassin. Segue la presentazione di un nuovo autore, il giovane Guido Crepax! In chiusura, panoramica su otto testate del prorompente fenomeno del fumetto per adulti.

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Vie Nuove (Mandrake all’Università, Steve Canyon nel Vietnam) n. 10, 11 Marzo 1965


1965 – LA MIA PRIMA VOLTA

Dovrei fare un monumento a mio padre per tanti motivi, molti legati alla mia passione fumettistica. Perché grazie alla sua abnegazione ho potuto fare la Guida al Fumetto Italiano. E perché mi ha portato a Bordighera a vedere il primo Salone Internazionale dei Comics. Avevo quindici anni e non potevo guidare, così lui si prestò ad accompagnarmi. Non aveva capito bene di cosa si trattava. In realtà non lo sapevo nemmeno io. Abbiamo parcheggiato nei pressi dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e una serie di locandine, che combattevano con il vento e con la pioggia, ci hanno indicato l’interno della sala Congressi. In realtà il convegno era già finito. Gli ospiti se ne erano andati. Quindi non ho incontrato né Umberto Eco, né Romano Calisi, né Claudio Bertieri. E neppure ho potuto stringere la mano ad Al Capp, Lee Falk o Alain Resnais. Ma ho visto le mostre. Ho avuto il catalogo. Sono entrato in un gotha esclusivo. In un posto speciale, dove, incredibile a dirsi, si respirava aria di fumetto. E per chi i fumetti li aveva visti solo in edicola o sulle bancarelle dell’usato, l’emozione fu veramente forte. Ero felice. Non avrei mai immaginato che quel mondo, fatto di studio e di ricerca, un giorno sarebbe diventato il mio. Ma mio padre lo aveva capito. E un tremendo dubbio lo assalì. Forse suo figlio non sarebbe diventato quel medico condotto che lui aveva tanto sognato. Mi dispiace, papà.

Gianni Bono, Bordighera Marzo 1965, foto di Battistino Bono


Comics, Bordighera Marzo 1965, catalogo


1967 – FANTASCIENZA MINORE

È una fanzine nel vero senso del termine: rigorosamente ciclostilata, con fogli di testo battuto a macchina (una gloriosa Olivetti 22 o similare) e raccolti con due punti metallici graffati. Finezza di legatura, del nastro isolante (non adesivo, ma isolante… avete letto bene) per coprire le graffette.

In sessantasei pagine, formato UNI, Franco propone la prima raccolta di saggi sulla fantascienza minore, quella dei fumetti. Apre il fascicolo un suo articolo “Dai Fumetti al Cinema”, ripreso da Verso Le Stelle, seguono “Da Superman a Nukla” di Castelli e Sala (dal Bollettino Comics Club), “Cartoons e fantascienza” di Piero Zanotto (dagli atti del Terzo Festival del Film di Fantascienza di Trieste) e altri pezzi firmati da Dario Natoli, Claudio Bertieri, Elisa Calzavara, Luis Gasca e dallo stesso Fossati con i suoi nome de plume Enzo Mariani e Andrea Alessi-Conte. Esce come supplemento a Verso Le Stelle di Luigi Naviglio. Il costo era di 400 lire.

Fantascienza Minore Numero Unico, supplemento a Verso Le Stelle, Maggio 1967

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15 Commenti a “RITAGLI, UNA MALATTIA”

  • una meravigliosa malattia, direi!
    chi dei presenti non ha qualche cassetto o almeno un faldone di ritagli per ciascuno dei suoi autori/personaggi dei comics preferiti?

  • mordente: un faldone? Uno solo? Allora sei guarito!
    gianni: scansioni sfiziose, bravo

    • matteo, ovviamente non parlavo di me! 😉

    • Gianni Bono:

      Vedremo di continuare su questa linea. Come sai, in archivio ci sono alcune decine di vere chicche che non aspettano altro che essere scansite e divulgate.
      Un po’ per volta, però.
      Gianni

  • Che ricordi meravigliosi, Gianni! Bordighera, addiritura… Le mie nostalgie partono solo da Lucca 8. Non sapevo dell’esistenza di quell’inserto, grazie infinite per averlo messo in linea.

    • Gianni Bono:

      Purtroppo sei un po’ più giovane di me. E qui sta la differenza tra Lucca Zero (Bordighera) e Lucca 8. Ci sono tantissimi documenti, che ben pochi conoscono – e che in parte sono custoditi nel mio archivio – e un po’ alla volta li metterò in rete. Speriamo sia un primo passo verso una bibliografia ragionata del nostro medium.
      Gianni

  • mauro:

    caro gianni di impossibile c’è che hai scritto queste righe in questi giorni e che io per caso ci sono finito sopra.
    mi fa piacere leggerti e ritrovare il respiro di quei giorni.
    Sono stato anch’io alla Foce da Franco e la sua incredibile cameretta ci eravamo conosciuti dietro Brignole da Giulio ( fumetti usati ) e lo stesso avvenne con te.
    Grazie a Te Ho conosciuto Tolkien e mi ricordo ancora con quale convinzione mi mostrasti il primo numero di Alan Ford e poi via via le tue prime fanzine
    ciao ti saluto e aspetto di leggerti ancora
    Mauro per aiutarti io dal 1975 abito a Chiavari e una volta ci siamo incontrati proprio alla stazione
    saluti

    • Gianni Bono:

      Il mitico negozio di Giulio, con il solo difetto di essere a due passi da un covo di doriani. Giulio, che prima aveva un chioschetto di fronte al cinema Ideal. Quante bancarelle in quella zona di Genova, che oggi non ci sono più. Quanti cinema diventati supermercati: il Piave, l’Eden, il Diana, l’Ideal – dove si davano i proseguimenti di prima visione – o il Doria – due film in un solo spettacolo a 100 lire – oggi sede del Corriere Mercantile. Oddio che tristezza.
      Gianni

  • aumaldo:

    Anch’io conservo moltissimi ritagli, relativi soprattutto a pubblicazioni degli anni ’60: dopo il 1972, infatti, smisi di interessarmi ai fumetti (pur mantenendo intatte le mie collezioni), per poi riprendere la mia “attività” di collezionista circa 12 anni dopo.
    Il tuo racconto mi riporta, peraltro, alla mente tanti ricordi, in particolare uno legato al nome di Bernazzali. A partire già dal 1967 fui socio (uno dei primissimi) di Comics World (non ti ricorderai certamente di me, ma con ogni probabilità non se ne ricorderà neppure Nino Bernazzali, con il quale mantenevo i rapporti “econimici” da associato). Ricordo ancora quando, alla fine degli anni ’60, da Palermo mi recai a Genova (forse in occasione di una delle prime Mostre al Porto), a casa di Nino, per ritirare del materiale del Club. Nino non era in casa, ma mi venne detto (forse dalla madre, non ricordo bene) che avrei potuto trovarlo in un vicino locale da bigliardo, dove in gran fretta mi recai. Lì giunto, chiesi al gestore se un tale Nino Benazzali fosse presente nel locale (non lo conoscevo ancora di persona); il tizio mi rispose che non conosceva nessuno con questo nome; replicai, facendo cenno al fatto che si trattava di una persona che si occupava di fumetti, ed il tizio, a questo punto, mi disse: “Ah, Nino il Rosso!” e mi indicò Nino “in piena azione” presso un tavolo da bigliardo.
    Da quel giorno, nella mia mente, Nino il Rosso è rimasto come l’indelebile soprannome di Bernazzali.
    P.S.: Dopo Comics World sono stato abbonato anche ad IF (prima serie), di cui conservo ancora un numero zero non censito nella Guida (?).

    • Gianni Bono:

      Si, effettivamente Nino aveva i capelli come Red Barry! E quello era il suo soprannome…
      Della passione per il bigliardo, in verità, mi ero dimenticato. Ma ricordo che i suoi suoceri – e sua moglie – gestivano un bar all’inizio di Pegli. Tu devi essere stato a casa dei suoi genitori in viale della Pineta, dove c’era la sede di Comics World e del nostro Club. Per le date che citi, c’è qualcosa che non torna. Dopo un incontro con alcuni collezionisti in un ristorante di Sturla nel 1968 – dove in qualche modo è nato il Club Anni Trenta – la prima edizione de Le 3 Giornate del Fumetto è del 1971. Non mi risulta che esista un numero zero di If. A meno che non ti riferisci a un folder pubblicitario di presentazione. Mi dici qualcosa in più? Grazie
      Gianni

    • aumaldo:

      Certamente faccio confusione con le date. Ricordo di avere preso parte a quell’edizione delle Tre Giornate di Genova in cui l’editore Furio Viano si presentò con due ragazze (s)vestite come Vartàn e Jolanka (1971 o 1972?), ma è possibile che la mia visita a Bernazzali sia stata precedente di qualche annetto, magari in occasione di un mio passaggio veloce da Genova.
      Il n°0 di If corrisponde al n°3 di settembre/dicembre 1972 del notiziario Comics World (che uscì in aggiunta al n°3 della rivista). Tale notiziario, aperto, mostrava una seconda copertina che riportava la dicitura “IF numero zero”. Provo ad allegartene due immagini parziali (non so se il Blog le accetta; eventualmente, se non le ricevi e ti interessano, te le invio in altro modo):

      [URL=http://img833.imageshack.us/i/comicsworld19723.jpg/][IMG]http://img833.imageshack.us/img833/6403/comicsworld19723.th.jpg[/IMG][/URL]

      [URL=http://img39.imageshack.us/i/comicsworld19723b.jpg/][IMG]http://img39.imageshack.us/img39/7606/comicsworld19723b.th.jpg[/IMG][/URL]

    • Gianni Bono:

      Era il 1971, la prima edizione de Le Tre Giornate del Fumetto. Furio Viano era una vecchia volpe. E quell’idea delle due prosperose e assai poche vestite fanciulle fu un colpo da vero maestro. Puro marketing!
      Appena le trovo, metto un po’ di foto in rete. E, ovviamente, parlerò al più presto di quelle tre mitiche edizioni genovesi. Ok per if: è proprio il folder che ricordavo. Il blog al momento non accetta immagini, ma non servono. Ho quell’inserto.
      Grazie

  • Non ci crederà, ma mi sono commosso, caro Gianni. Bell’articolo, venato da quella malinconia che – a tirarla fuori ogni tanto – non fa mai male. A presto!

    • Gianni Bono:

      Dal divertimento del “Mistero svelato” alla commozione di questo ricordo. Succede. Franco manca davvero tanto a tutti noi.
      Gianni

  • SIMONE(BOBLAVOLPE):

    Assolutamente commuovente, non per essere il solito nostalgico (ho venti anni in meno di Gianni ma sono nato lo stesso giorno e mese) ma mi ha riportato alla mia “prima” Lucca, ad un’odissea in treno per raggiungere Lugano per “Inovafumetto 1983″,
    i viaggi a Milano per saccheggiare bancarelle e “Borsa del fumetto”.
    Altro che Manga e bamboccioni (passatemi il termine) vestiti da cartoni!!!

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