UN VERO FALSO… NAPOLETANO

Ammiro le persone che riescono a stupirmi per la loro genialità, anche se hanno comportamenti talvolta scorretti. Perché anche la truffa è un’arte e saperla attuare con “dignità” è una questione di stile. Ricorderete certo la scena finale del film I due marescialli (Sergio Corbucci, 1961) nella quale Totò, nei panni del ladruncolo Antonio Capurro, ruba il bagaglio al suo antagonista, il maresciallo Vittorio Cotone, mirabilmente interpretato da Vittorio De Sica, usando una valigia più grande priva di fondo. È un furto. D’accordo. Ma la trovata è geniale! Occupandomi di storia dell’editoria popolare, mi sono spesso imbattuto nelle pubblicazioni di quegli editori degli anni Cinquanta che hanno fatto dell’imbroglio una vera professione; che hanno promesso, ma mai mantenuto, giocando in qualche modo sull’ingenuità e sui desideri del lettore. Dalle edizioni “chiuse” dell’editore Gino Sansoni, come Realtà Proibita, che strillavano in copertina l’opportunità di trovare all’interno “tutto quello che avresti voluto sapere sul sesso” – ma che, una volta tagliato il bordo sigillante e letto il contenuto, ne sapevi tanto quanto prima – agli editori Milesi e alla loro idea di smaltire l’ingombrate resa di Primo Amore raccogliendo le caste novelle con una copertina provocante – una donna abbigliata con una vestaglia trasparente – e titolo altrettanto allusivo, Vietato. Sansoni, però, rimane un maestro insuperato quando trasforma un fiasco editoriale in un best seller ristampato per ben diciotto anni, semplicemente cambiando titolo e soggetto di copertina al dramma parigino del povero Lionello Natoli. Da Pietà per i bambini grandi al più diretto Parigi nuda!

In tempi a noi più vicini va registrata l’“onesta” spudoratezza di un “bancarellaro” napoletano che, in un’edizione di Expocartoon negli anni Novanta, esponeva in bella vista una copia piratata di Dylan Dog e dichiarava che si trattava di un “Vero Falso”.

Se gli esempi fin qui citati strappano più di un sorriso, che dire di chi oggi si presenta alle varie mostre mercato di settore inventandosi buste d’epoca anni Sessanta/Settanta dai colori sgargianti ottenuti con una fotocopiatrice prodotta nel nuovo millennio? Oppure vendendo volumetti con storie complete di Tex o di Zagor, o anche discutibili statue di Mark o di Isabella? Questi signori non si sono ovviamente preoccupati né di chiedere l’autorizzazione agli aventi diritti, né di considerare che gli acquirenti hanno ancora funzionante il ben dell’intelletto.

Se di questi individui truffaldini i collezionisti, pur tentati, farebbero meglio a diffidare, tenendosene alla larga, gli organizzatori di mostre ed eventi dovrebbero impedire loro la partecipazione, dimostrando quel rispetto che, evidentemente, difetta ai primi, sia nei confronti della creatività di autori e redattori, sia per l’impegno economico dell’editore che investe in prodotti editoriali di alta qualità. La risposta da dare al “furbetto” che, armato di fotocopiatrice digitale, copia, ruba e diffonde materiale non di sua proprietà, confezionandolo in maniera a dir poco scadente, dovrebbe essere articolata: dall’interdizione a partecipare alle mostre, alle vie legali, denunciando chi produce, commercia, acquista o permette la diffusione di prodotti illegali.

1951 – I MILLE VOLTI DI GINO SANSONI Gino Sansoni è stato un uomo a dir poco vulcanico. Prima o poi Alfredo Castelli e io ci decideremo a scrivere un libro su di lui. Ci ripromettiamo spesso d farlo, ma non iniziamo mai. Un classico… Per alcuni Gino Sansoni è stato l’editore di Forza Milan, per altri il mecenate che ha rispolverato Il Bertoldo. Per poche e scelte vittime predestinate, un uomo di notevole carisma, faccia tosta e parecchia inventiva… Per molti, il marito di Angela Giussani. Alberto Sordi, se lo avesse incontrato, lo avrebbe portato in un suo film come prototipo dell’editore navigato e privo di scrupoli. Io, che l’ho conosciuto tardi, voglio ricordarlo non solo per aver pubblicato due ottimi prodotti editoriali come Comics Club (un solo numero, purtroppo) e Horror, ma soprattutto per le edizioni chiuse di Reatà Proibita e le numerose ristampe di Parigi nuda!, che ancora oggi, ricercandone esemplari sui vari mercatini, mi fanno scoprire un modo ricco di sorprese.

Realtà Proibita, n. 1, Gennaio 1951


Realtà Proibita (Voluttà diaboliche) n. 5, 1 Giugno 1953


Realtà Proibita (Malafemmina) n. 11, 1 Ottobre 1953


L’Amore illustrato n. 1, 10 Agosto 1954


Collana I Libri Neri (Parigi nuda! – Quinta edizione) n. 2-3, 1 Maggio-Dicembre 1957


L’isola de l’amore, supplemento a Collana Capriccio n. 6, Novembre-Dicembre 1958


1953 – LA A. MILESI & FIGLI L’attività che la famiglia Milesi svolge a Milano al n. 5 di via Campo Lodigiano è prevalentemente tipografica. Dal 1941 all’immediato dopoguerra, stretti sono i rapporti con gli editori Luciano Pedrocchi e Vincenzo Baggioli, per i quali i Milesi stampano testate come gli Albi Sportivetto, l’Albo Dinamite e Maschera Blu. Ma anche giornali come Fulmine e Pinocchietto. Il nome della tipografia appare anche sull’edizione “non riconosciuta” di Biancaneve siglata dalle Edizioni Audace. Ma siccome tutti i tipografi prima o poi hanno il pallino di fare gli editori, ogni tanto anche i Milesi ci hanno provato. Come Milesi Editore, durante la Repubblica Sociale, pubblicando la Collana Il Rivo, e negli anni Cinquanta, come Edizioni Milesi, i periodici settimanali Enigmistica e Giochi, Primo Amore o le dispense di Fiore nel fango. Le rese di questi ultimi due titoli sono state poi riciclate sotto forma di raccolte, con il titolo Vietato.

Biancaneve n. 3, Ottobre 1943


Vietato, supplemento a Selezione Novelle n. 4, Gennaio 1953

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