IL MISTERIOSO ZARCONE

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Per lungo tempo non mi sono mai posto il problema di chi fosse il primo disegnatore di Diabolik. All’epoca – parliamo di metà anni Sessanta – vivevo a Genova e scoprii il Re del Terrore solo dal terzo numero, disegnato da Gino Marchesi, in un’edicola di via Giovanni Torti, di fronte al cinema Eden (oggi c’è un supermercato, sob!). I precedenti due albi nella loro versione originale li vidi solo svariati mesi dopo. Anche perché le Giussani, non contente del risultato grafico di quei due numeri, all’atto della ristampa dei primi diciassette, li avevano fatti ridisegnare da Marchesi. Quindi per me, come per molti altri, Marchesi e il bravissimo Enzo Facciolo erano i soli disegnatori di Diabolik.

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Dovete sapere che di fronte a casa mia c’erano gli uffici editoriali di Giovanni De Leo e che suo figlio maggiore faceva il tragitto con me in autobus di ritorno da scuola. Il padre, venuto a conoscenza della mia passione per i fumetti, mi prese in simpatia e iniziò a raccontarmi, giorno dopo giorno, la romanzata storia della sua vita e delle persone con cui aveva lavorato: Gian Luigi Bonelli, Rino Albertarelli, Antonio Canale, Angelo Saccarello, Renzo Barbieri, Gallieno Ferri, Pierre Mouchott…
Un sabato mattina, vedendomi uscire di casa, mi chiamò e mi disse: “Ho comprato le rese di una nuova pubblicazione che ha venduto poco e niente. Sono su quel camion. Prendi quelle che vuoi.” Dentro c’erano diecimila copie del primo numero di Diabolik. Per educazione, purtroppo, ne presi solo una. Anzi, arrivato a casa, mi ricordo che l’aprii e subito la richiusi. I disegni erano orrendi. Volevo riportargliela indietro, ma per fortuna non lo feci. Per me il disegnatore di quel primo numero era Brenno Fiumali, che aveva firmato la copertina. E così scrissi a matita il suo nome nella prima pagina, come feci in quella di alcuni numeri di Alboromanzo Vamp, dove avevo individuato lo stesso stile di disegno. La copia rimase a lungo in una scatola. Finché, un giorno, fu raggiunta dal secondo numero, che mi aveva regalato Angela Giussani, dicendomi che lo aveva fatto disegnare da una amica modista, Calissa Giacobini che si firmava Kalissa.

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Nel 1974, quando il vulcanico Lodovico Bevilacqua, direttore generale della Dardo, mandò in stampa il volumone rosso di Diabolik, Angela volle che io stilassi la prima cronologia della testata. In quell’occasione il numero d’esordio della collana non fu attribuito a Brenno, perché nel frattempo era emersa la misteriosa figura de “Il tedesco”, autore del n. 1. Era costui un disegnatore italiano, trentenne, di carnagione chiara, che veniva in redazione accompagnato da un bambino biondo, avuto dalla relazione con una donna tedesca. Nessuno si ricordava il suo nome. Solo il soprannome, “Il tedesco”. Sembra che vivesse in una pensione e che consegnasse le pagine sempre in ritardo. Brenno Fiumali e altri affermavano che il dottor Sansoni e Pier Carpi gli facevano addirittura la posta sotto la pensione per costringerlo a lavorare. Quanto detto corrisponde certamente al vero. Ma i due non lo aspettavano per le tavole di Diabolik – alla cui realizzazione Gino Sansoni era totalmente estraneo – ma per quelle di Alboromanzo Vamp. Tutto questo è quanto si sapeva del misterioso “tedesco”. Oltre al fatto che, dopo quella prima esperienza con le Giussani e con Sansoni, aveva fatto perdere definitivamente ogni sua traccia.

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Nel 1992, quando Paolo Ferriani e Franco Spiritelli pubblicarono il primo tomo di Grandi Eroi, dedicato a Diabolik, anche “Il tedesco” ebbe un nome: Zarcone. In un primo momento, lo confesso, pensai che Luciana, stremata dalle insistenze di Paolo, si fosse inventata un nome a caso. Magari quello del suo macellaio…

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Nel 2005, per allestire le nuove teche espositive del Muf, Mario Gomboli mi affidò le tavole originali del primo numero di Diabolik (sia quelle di Zarcone sia quelle di Marchesi) e mentre sfogliavo le prime, mi venne voglia di saperne di più sul misterioso “tedesco”. Decisi quindi di fare la cosa più semplice del mondo. Andai in Astorina e chiesi a Brenno: “Ma tu l’hai mai incontrato Zarcone?” “Certo” mi rispose candidamente. “E sapresti farmi un ritratto?” Senza rispondere, Brenno abbandonò il pennello con il quale stava inchiostrando una tavola del Re del Terrore, prese la matita e iniziò a disegnare. In pochi secondi si materializzò sotto i miei occhi il volto di un uomo avvolto nel mistero per quarantatré anni. Emozionatissimo uscii dall’ufficio di via Boccaccio, ancora incerto su cosa avrei fatto con quello schizzo a matita. Il giorno dopo, forse non contento del risultato, Brenno mi mandò un secondo ritratto di Zarcone, questa volta ripassato a china. L’uomo era decisamente più giovane e un po’ più diaboliko. Purtroppo, per una serie di motivi, quei due bozzetti non sono mai usciti dal cassetto della mia scrivania. E solo ora sono in grado di mostrarveli. Ma c’è di più.
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Non più tardi di due anni fa, su Wikipedia, comparve un’affermazione a dir poco curiosa. Vi si diceva che, sul primo numero de Il Grande Diabolik, Alfredo Castelli avrebbe affermato: “Diabolik fu disegnato per la prima volta da Francesco Zarcone, di Bagheria, chiamato “il tedesco”, perché sposò una tedesca. Aveva una macelleria a Bagheria (PA), insieme al fratello Paolo Zarcone, che vendette per trasferirsi con la sua famiglia a Busto Arsizio”. Niente di più falso. Ma riprenderemo il discorso prossimamente, per scoprire i fatti successivi. Intanto godetevi i ritratti di Zarcone.
È questo l’uomo che cinquant’anni orsono ha disegnato il primo numero di Diabolik.

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Zarcone, primo ritratto eseguito da Brenno Fiumali (2005)

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Zarcone, secondo ritratto eseguito da Brenno Fiumali (2005)

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25 Commenti a “IL MISTERIOSO ZARCONE”

  • Paolo:

    Wow: finalmente interessanti rivelazioni riguardo questo vero e proprio “uomo del mistero”!

  • francyduck:

    Buonasera al sig. Bono, e saluti a tutti i frequentatori di questo nuovo spazio.
    La vicenda di Zarcone mi ha sempre incuriosito, ma anche intristito.
    L’idea che non si sappia nulla sull’uomo che ha disegnato (magari male, d’accordo; ma ha pur sempre disegnato) il primo numero di un personaggio storico come DIABOLIK mi fa pensare a quanto poco conti il fumetto, e a quanti autori (e artisti) vi hanno lavorato senza conquistare nemmeno una nota a piè di pagina nei libri di storia di questa forma d’arte.
    E penso a quante ricerche storiche e filologiche ancora si potrebbero fare, prima che sia troppo tardi e siano spariti tutti i testimoni di una generazione, invece di versare sulle riviste, sulle fanzine, su Internet, fiumi di inchiostro per dire sempre e comunque le stesse cose, pro o contro questo o quel disegnatore del momento.
    Mi spiace, ma mi sembra impossibile che ancora non si riesca ad identificare Zarcone!

    • Editore:

      A chi lo dici! Io, come vedi, ci provo. Dopo aver scoperto il fumetto attraverso i suoi personaggi, come tutti, mi sono appassionato di chi i fumetti li fa e li produce. Anche se con ritardo. E questo blog sarà per loro un particolare palcoscenico. A proposito di Zarcone, quando ho definito brutti i suoi disegni, intendevo dire brutti agli occhi di un ragazzo di 13 anni affascinato da Raymond e Foster…Pensa che anche a 17 ho detto a Pratt che le sue tavole della Ballata non mi piacevano… Orrore. Ma lui, invece, ha apprezzato la sincerità. Ma di questo vi racconterò un’altra volta. Sul mistero Zarcone torneremo presto…
      Gianni

  • Innanzitutto vivissimi complimenti – con un pizzico di invidia per le conoscenze, le competenze e l’esperienza con cui si muove nel mondo dei fumetti – al sig. Gianni Bono, e in bocca al lupo!
    E’ vero, il fatto che non si sappia nulla di Zarcone può rendere tristi, specialmente – credo – gli appassionati del Re del Terrore….Ma mi piace pensare a certi autori e disegnatori che, persone vere insieme a poche altre in mezzo a tanta gentaglia disposta a tutto per i quindici warholiani minuti di notorietà, hanno svolto e svolgono in modo riservato e onesto il proprio lavoro lontano dalle luci della ribalta, sognando e facendo sognare!
    Questo comunque non vuol dire che, da inguaribile diabolikomane, se dovesse essere pubblicato un volume biografico di mille pagine su Zarcone non mi precipiterei subito ad acquistarlo….
    Saluti a tutti i lettori del blog

    • Editore:

      Sì, ma è anche giusto che gli autori rimasti nell’ombra abbiano il loro riconoscimento. Il problema di Zarcone, come di quelli che hanno fatto un fugace passaggio nel mondo del fumetto, è che risulta davvero difficile “ritrovarli” dopo 50 anni! Ma ci stiamo provando.
      Gianni

  • antonio farina:

    Zarcone è sempre stato un mistero, e tale rimane ancora. Ma, nel ritratto ripassato a china, io intravedo ancora i tratti di DiABOLIK!

    • Editore:

      Lo so. Ma dopo tanti anni che uno disegna Diabolik, lo mette un po’ da tutte le parti…anche nel ricordo di un collega…
      Gianni

  • antonio farina:

    vado a memoria, e forse mi sbaglio. Ma uno Zarcone non era anche un famoso commerciante di fumetti, negli anni sessanta, a Palermo?

    • Gianni Bono:

      E’ vero. Nella mia collezione ci sono alcuni albetti con timbrato il cognome Zarcone.
      Doveva essere un rivenditore. Ma non so nulla di lui. Fu proprio questo indizio che mi fece pensare a un Zarcone siciliano. Qualcuno poi su Wikipidia è andato ben oltre…Ma vedremo di far luce anche su questo. Presto.
      Gianni

  • aumaldo:

    Lo Zarcone rivenditore di fumetti si chiamava Giuseppe (Pino) ed gestiva, di fronte al Tribunale di Palermo, un negozio, che, negli anni ’60 e ’70, è stato il quotidiano punto di incontro pomeridiano dei maggiori collezionisti cittadini, da Silvio Di Miceli ad Angelo Tramonti a Giuseppe (Pippo) Giambalvo. Fino ad un paio d’anni fa (non ho sue notizie più recenti) Zarcone andava in giro con una mancolista in cerca di fumetti per dei suoi clienti, che riforniva a domicilio. Due dei fratelli di Giuseppe Zarcone avevano anch’essi un negozio di fumetti a Palermo già a partire dalla fine degli anni ’50. Non mi risulta, comunque, che lo Zarcone autore di Diabolik avesse legami di parentela con i suddetti fratelli.

    • antonio farina:

      Era un calcio di rigore che volevo farti battere! Sapevo di Zarcone dall’intervista che il compianto Silvio aveva rilasciato al “Fumetto”dell’Anaf, intitolata se non mi sbaglio, “il primo della classe”, e certamente in quegli anni Silvio lo era veramente.

    • aumaldo:

      Silvio Di Miceli aveva con Zarcone un rapporto di antica amicizia. Fra Zarcone (fin quando è rimasto aperto il suo negozio) e Di Miceli c’era, relativamente all’antiquariato, un canale privilegiato: era molto il materiale che Zarcone acquistava da privati e metteva da parte per Di Miceli, che, comunque, qui a Palermo, si “riforniva” periodicamente presso Giunta, titolare di un altro negozietto cittadino.

    • Gianni Bono:

      Come ho appena detto ad Antonio, è un vero peccato che molti materiali ritrovati da Silvio, siano finiti in collezioni private, senza “lasciar traccia”… Se così non fosse stato, molte lacune della Guida sarebbero state colmate! E ora, anche per motivi squisitamente anagrafici, sarà un po’ difficile completare alcune cronologie di pubblicazioni edite tra il 1937 e il 1947.
      Gianni

    • Gianni Bono:

      Certo che lo era. Ma era anche molto “geloso” dei suoi ritrovamenti. E, quindi, ben di rado, rispondeva ai miei quesiti.
      Gianni

  • Applausi. E basta.

    Ps: una breve ricerca sul sito di Pagine bianche indica duecentonovantacinque Zarcone, il novanta per cento dei quali residenti tutti a Palermo (e dintorni). È pertanto molto plausibile che il “nostro” Zarcone abbia origini sicule.

    • Gianni Bono:

      Sul fatto che Zarcone sia un cognome siciliano non ci piove. Ma il problema è proprio questo: chi è davvero il “nostro” Zarcone?
      Lo scopriremo mai davvero?
      Gianni

  • Io ci conto, Gianni… si è venuti a capo di molti misteri, nel piccolo mondo del fumetto, vuoLe che non si risalga anche a questo?!?

  • Fabio Zarcone:

    Buonasera,vi scrivo per dissipare qualche dubbio,io sono Fabio Zarcone,nipote del Giuseppe Zarcone detto Pino (per noi nipoti lo Zio Pippo) menzionato qualche intervento prima (purtroppo non più tra noi dal 1 marzo 2010) e figlio di uno dei 2 fratelli (Vincenzo mio padre e Antonio detto Nino mio zio) che avevano l’altra rivendita fumetti in Via delle Pergole nei pressi di Piazza Ballarò,con Papà e lo zio qualche anno addietro parlavamo del misterioso Zarcone e anche loro erano curiosi su chi potesse essere,addirittura sconoscevano l’origine sicula del nostro misterioso (io stesso ho appreso questo particolare da questa discussione) alla luce di questo sarebbe bello pensare che effettivamente ci possa essere un legame di parentela………chissà!
    Saluti Fabio

    • Gianni Bono:

      Nella mia collezione ho qualche albo con un timbro “Zarcone”. Sicuramente viene dal negozio di tuo zio. Tempo fa su Wikipedia è stata montata una superbaggianata su due fratelli Zarcone di Bagheria, macellai trasferitisi al Nord. Uno di loro sarebbe stato il disegnatore di Diabolik. Io ho fatto un po’ di telefonate e, in effetti alcune assonanze c’erano. Per esempio il supposto disegnatore aveva sposato una tedesca! (Gulp!), ma la signora, interpellata, mi ha detto che il marito non aveva mai preso una matita in mano! Ho parlato anche col nipote, macellaio pure lui, che gestisce un negozio a Bagheria. Solo che non gli ho mai mandato il ritratto del vero Zarcone fatto da Brenno. Se vuoi mostraglielo tu, visto che sei in zona… lo scarichi dal mio blog e glielo fai vedere. Se dice che è un suo parente ci vediamo a Bagheria e brindiamo a champagne! Gianni

  • altra curiosita’,ma perche’ si dovette aspettare il volume “diabolik” di ferriani per scoprire il nome di zarcone?perche’prima di allora non venne mai nominato nemmeno nelle interviste delle sorelle giussani,e perche’prima del suddetto volume,nelle cronologie dell’epoca,cito per tutte quella del librone rosso,che fu’ per altro editato con la collaborazione dell’astorina si leggeva luigi marchesi come il disegnatore del n.1 il re del terrore? forse che ancora non lo sapevano nemmeno le stesse autrici chi lo avesse disegnato?.

  • Gianni:

    Grazie per le belle ore che mi fate passare,leggendo le
    Vs.belle ristampe:da Mister No, a tutti gli altri.
    Spero che ristamperete anche gli speciali di Mister No.
    Salutoni
    Gianni

    • Gianni Bono:

      La ristampa è prevista completa. E, visto che le vendite ci aiutano, prevediamo di riproporre anche i numeri speciali. Gianni

  • zarpa:

    Salve, sono il vignettista Zarpa. Sono nipote dell’omonimo macellaio fratello del presunto primo disegnatore di Diabolik. Posso confermare che mio zio Francesco “il tedesco” non ne disegnò mai un solo schizzo. Saluti

    • zarpa:

      …scusate: omonimo perché in realtà mi chiamo anch’io Paolo Zarcone.

    • Gianni Bono:

      Non avevo dubbi, avendo già parlato con tua zia un paio di anni fa, all’epoca della “burla” su Wikipedia. Ti chiedo solo un favore. Come avrai visto sul mio blog ho messo i ritratti (due) che Brenno Fiumali mi ha fatto di Zarcone. C’è una vaga somiglianaza con tuo zio, o no? Se vuoi puoi scrivermi anche a questo indirizzo gianni.bono@ifedizioni.com, grazie!

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